Un sammaurese all’ippica Voi siete i gentleman

Un sammaurese all’ippica Voi siete i gentleman

UN SAMMAURESE ALL’IPPICA Voi siete i gentleman

Si gareggiava per il massimo trofeo mondiale, in quel tardo pomeriggio d’estate, sul meraviglioso campo di salto, di San Patrignano. Colori, tanti, vocii, cavalli, fantini, amazzoni, cappellini, sorrisi, bimbi, suoni, faccette incuriosite, distratte, attente, ombra, sole, tepore, sudore, nitriti, scalpitii, gente che va, viene, guarda, mormorii e quelle figure accanto ai cavalli, che li conducono al passo, i grum, con gli occhi alla stessa altezza di quelli degli animali che docilmente li seguono e cercano la zolletta strusciando il muso sul loro corpetto, sembra si parlino con lo sguardo e si capiscano, altro. Sono il medico della manifestazione e siedo in un posto di privilegio, mi godo la festa lavorando seduto al fresco.

D’un tratto un grido, un avviso, una richiesta di aiuto per me: “uno stalliere è stato colpito da un cavallo nel maneggio di riscaldamento, presto urge il dottore”, corro meglio e più che posso, seguito dai lettighieri che avanzavano a fatica sulla sabbia, trucioli, plastica, polvere di segatura bagnata per la schiumatura del sudore dei cavalli e di sterco, avanzavo in fretta tra odori inconsueti. Arrivo per primo e mi chino su quell’uomo riverso tra e su quella sporcizia, con il viso in un lago di sangue. Lo tocco, gli parlo, reagisce, lo giro delicatamente e con occhiata veloce cerco orizzonti a capire se quella vasta ferita che gli aveva aperto la fronte avesse prodotto danni ancora più gravi. La mia borsa semiaperta, posata su quelle lordure, che faceva intravedere gli strumenti che uso, sembrava fare il paio con quella fessura sul viso spezzato di quella creatura.

Lo accarezzo intanto che verso la mia acqua a far strada ai miei occhi sui suoi. Arrivano intanto altri soccorritori ed avverto distintamente, nitidamente, ancora oggi, una voce petulante dall’alto che dice tra un concitato ansimare ed alitare di froge del cavallo: “toglietevi di mezzo, devo scaldare il cavallo”.

  Non passa che un battito di ciglia e senza voltarmi, proseguendo il lavoro, ribatto con voce inferocita dalla rabbia, dalla passione, dall’amore per le sofferenze, ingigantita per quell’insolenza all’umanità: “c’è un uomo ferito e sanguinante a terra, il cavallo lo scaldi al sole !!!” proseguii il soccorso e lo portammo in ambulanza per adeguare le cure. Stavo finendo di detergere quella vasta e profonda ferita verticale che aveva risparmiato l’occhio destro ma si estendeva dalla fronte fino a sotto lo zigomo a far apparire una fessura con linea arcuata dell’impronta del ferro che l’aveva prodotta, quando due tocchi discreti sulla portiera, mi avvertono dell’arrivo e consentono di salire ad un collega, un primario di chirurgia estetica, un professore molto noto del centro Italia. Mi chiese con stile, il permesso di aiutarmi, togliendomi l’imbarazzo di fare quella sutura intradermica al posto di chi ha un’arte più estesa e sublime della mia. Poiché il grum lo conosceva bene ed aveva lavorato un tempo, pure nella sua scuderia, fummo soddisfatti in tre. Assistevo al suo ricamo in silenzio ed ammirazione, intanto che lo stalliere, raccontava dell’accaduto i particolari e sottolineava ripetutamente il comportamento di quel cavaliere, riconosciuto dalla voce e la mia risposta. D’un tratto il professore, mi lasciò la mano a fare, sfiorandomi il viso con una carezza gentile e mise mano al telefono, parlò con altri. Finii il lavoro ponendo cerotti con pences calibrate, meticolosamente, assecondando i contorni del viso e colmando i vuoti senza raggrinzimenti o sovrapposizioni, come ad avere rispetto di quel grandioso ricamo coperto e dell’uomo ferito.

Giunse alla sportello posteriore un signore con vassoi di pasticcini, bibite, gelati e quant’altro, per prima parola disse: “scusate” ehm ehm “sono il proprietario della scuderia del cavallo che ha procurato la ferita e so tutto. Chiedo perdono ad entrambi per il comportamento inqualificabile del -montatore di cavalli- e se avete pazienza un attimo ascoltate l’altoparlante del campo di gara, parlerà il sovrintendente commissario…così appena qualche secondo dopo : attenzione, attenzione, …si calmavano i brusii, si ovattavano le voci, si allontanavano gli scalpitii, solo voci festanti e gioiose di bimbi assecondavano queste parole. “si fa espresso divieto di scendere in campo al signor…per comportamento antisportivo e lesivo delle qualità e responsabilità di gentleman, retrocesso al rango di cavalcatore, sono altri i gentleman che meritano la sellatura, poiché un cavallo in gara, pur da quattro milioni di euro, non vale mai la vita di un uomo”.

Nel silenzio assordante di applausi infiniti, si scusò con tutti quanti noi di nuovo e sparì, conscio di averci fatto onore e manifestato rispetto asserendo: “voi siete i gentleman”.

Noi due ci guardammo negli occhi, sulle bende immacolate scendevano lacrime che guarivano un’altra ferita ben più profonda e grave, quella dell’arroganza e dell’indifferenza, quella delle futili stupidità, ed a me sbolliva l’insulto ed il disprezzo per un lavoro nobile ed un fare pulito, lo capivo e lo capiva, poiché gli uomini non sono tutti uguali, da sopra o da sotto un sellino, mai. Fummo contenti e lieti noi due, anzi in tre, professore incluso, ora pure in quattro se mai capiterà di leggere questo racconto di un mio ricordo di quel signore allevatore di cavalli da salto.

tullio valerio mazza

Guardando il cielo dalla parte del sole spettacolo incantevole
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A 15.000 metri di quota, a 900 km/h, con un letto di nuvole sotto i piedi, guardando il cielo dalla parte del sole seduti comodamente su nuvole che ci appaiono come neve  www.immaginienonsoloparole.it
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fertilizzanti per la mente…non veleni

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guardando il cielo dalla parte del sole seduti comodamente su nuvole che ci appaiono come neve

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