San Crispino, San Mauro Pascoli, scarpe, persone care, fatti veri di ricordi giovanili

San Crispino, San Mauro Pascoli, scarpe, persone care, fatti veri di ricordi giovanili

San Crispino, San Mauro Pascoli, scarpe, persone care, fatti veri di ricordi giovanili mai sbiaditi….e “quelle” scarpe che scarparono  
All’angolo del ponte dei Mille, facevo l’autostop per ritornare a casa. Si fermò una Alfa Romeo chiara ed il signore alla guida, mi disse: ti conosco, sali, vado a San Mauro. La conosco pure io, grazie. Lungo il tragitto sulla via Emilia, parlammo della mattinata trascorsa. Ti ho visto come menavi alla manifestazione del movimento studentesco, sei svelto, ne hai stesi diversi. Ma non dureranno tanto, se rovini le scarpe in quel modo. Hai uno zainetto leggero, hai lasciato i libri a casa?. Quel signore, mi aveva seguito, mi aveva impressionato la sua meticolosa precisione nel sapere osservare, nell’attenzione con la quale descriveva fatti ed accadimenti, così accese pure la mia curiosità, accettai il dialogo. Mi ha visto negli scontri contro i fascisti? Si, e mi stupisce che tu non abbia neppure un graffio, eravate in tanti, solo le scarpe rovinate. Proteggono l’arma più forte che ho, quella che uso meglio, le ho dirette verso bersagli sensibili, ne ho stesi più d’uno, conosco solo tre modi di calciare, lo faccio con entrambe le gambe, ho imparato da un mio compagno di banco che frequenta una palestra per arti marziali, funziona sempre contro chiunque, nessuno se l’aspetta, tutti pensano alle mani ed alle braccia, ma queste hanno meno forza e ti avvicinano di più, le gambe invece… Ho visto, ho visto, ero sotto il porticato di Corso d’Augusto. Non hai guanti e le mani non sono rovinate. Non li ho mai avuti, danno sospetti, le mani e le braccia non mi servono per colpire, ma per difendersi e schivare i colpi, uso le gambe invece, colpendo prevalentemente il lato scoperto delle ginocchia, premendo poi sul polpaccio…ha visto come si inginocchiano e cadono? Sorrise, penso compiaciuto. Non temo chi viene di fronte, non temo chi vedo, non temo chi ha coraggio, mi proteggo invece le spalle e la schiena dalle vigliaccherie di chi teme il confronto, da chi esce dall’ombra e colpisce alla schiena, con una tavoletta di plastica dentro lo zainetto. Vede, è una di quelle usata dai tagliatori, ha i segni del trincetto…lei è ferita, io no. Così se devi anche prendere una manganellata, meglio lei che me…sorridemmo entrambi. Sei giovane, non ti pensavo così accorto, mi piaci, vai da Vittorio a nome mio, è un amico, fatti dare un paio di scarpe nuove e usale per la scuola. Eravamo quasi arrivati, non abitavamo lontani, mi disse ancora: ho molte amicizie influenti ed importanti a Roma e nel mio Partito, vorresti farci da segretario? Potresti fare carriera e pure arrivare in cima, conto qualcosa pure io e so riconoscere la determinazione, sono ascoltato, ho occhio ed è da un pò che ti seguo. Trascorsi in silenzio quegli istanti prima di scendere, girato di traverso, con una gamba fuori e lo zainetto ancora sulle gambe, con la mano ancora sulla portiera aperta, lo sguardo verso il posto di guida, stupito ed un poco sorpreso, non risposi, solo un saluto: grazie Jaures, ci penserò. L’eco di quella volta, arrivò all’orecchio di mio padre, del Sindaco, di altri, ragion per cui dovetti passare pure un periodo turbolento, di intolleranze verbali ed altro ancora, dovetti fare promesse che non mantenni del tutto, ma tirai diritto pensando a studiare. Ho partecipato a tantissime manifestazioni politiche e sociali, in compagnia di amici e compagni, ovunque, la fortuna e “quelle” promesse, mi hanno sempre accompagnato, poiché non ho mai dovuto ricorrere a medicazioni. Ma su quel menar le mani c’è ancora qualche amico, tra compagni di scuola, tra i liceali fraterni, che ricorda e lo evoca bevendoci sopra, coinvolgendomi ancora sul come si atterra qualcuno guardandolo negli occhi, proteggendosi con le mani, mi riaccende la memoria e mi induce a guardare le scarpe, allo stesso modo di come, quando passo di fronte ad una vetrina con esposte scarpe da uomo, certe inglesine, mi accendono la luce della memoria, allora abbasso allo stesso modo lo sguardo verso i miei mocassini che non hanno più graffi. mai più da allora. tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it 

Dico la mia sulla proposta di legge che regola le adozioni “stepchild adoption”di babbo e mamma

La Costituzione della Repubblica Italiana consente diritti ed impone doveri e tra questi sancisce la parità tra i generi, senza alcuna possibile discriminazione o diversa interpretazione. Consente quindi la possibilità delle unioni di fatto’ tra persone. TUTELA I FIGLI, I MINORI, CON I PIU’ AMPI DIRITTI.     Ad ogni babbo concede il diritto di sentirsi e sentirsi chiamare per tale, alle mamme il diritto di sentirsi e sentirsi chiamare per tali.  Ai figli di potere pronunciare le due parole più significative ed importanti per la vita: MAMMA e BABBO.          Non consente nei cambi di genere, pur nel rispetto per tutti, di fare violenza alle biologiche verità.

tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it

Questo manifesto per rendere chiari, almeno gli enunciati etici e giuridici della nostra COSTITUZIONE REPUBBLICANA, oltre ogni opportunismo o partigianeria di fazione politica o partitica. La legge delle adozioni, sul modello Anglosassone della stepchild adoption, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati, al Senato della Repubblica e nelle Commissioni Parlamentari ed etiche, nel nostro Paese non può scavalcare tali vincoli COSTITUZIONALI. Con rispetto per ognuno, per spirito di verità non si violino tali principi che attengono alle uniche cose certe: BIOLOGICHE VERITA’ !!!                  tullio valerio mazza  

In un tempo futuro qualcuno proporrà di chiamare BAMMO E MABBA, oppure MABBO E BAMMA i rispettivi genitori di figli non biologici di rapporti eterologici di convivenze omologhe. Neologismi di un mondo in cambiamento che cambia e cambierà ancora.

Il giuramento

Come le  piume vanno dove le reca il vento, le idee corrono verso ognuno di noi per essere coltivate ed estese, comprese, arricchite, confutate ed altrettanto divulgate o regalate. Oggi, 2 giugno, sono a Ravenna ad incontrare amici, estendere ed arricchire sentimenti, meditare sul passato per comprendere come arricchire “un” futuro ed a soffiare sul vento delle riflessioni. Passato l’eco delle fanfare ad inneggiare con enfasi alla Repubblica, il mio sguardo si sofferma su una lapide posta all’ingresso del Palazzo Comunale che cita il risultato elettorale con 88% a scelta repubblicana, straripante quel  2 giugno 1946 in questa città, senza emuli così elevati altrove. Singolare risultato politico per una città che resistette e sopravvisse per oltre mille anni come capitale di e ad  un impero romano  da cui trasse origine e lo perpetuò, che implose solo per la vittoria militare di Maometto II  a Costantinopoli, rifacendola Bisanzio. Ma ancora maggiormente significativa, per confrontare fatti ed idee per altri aspetti e diversi della politica attuale, una ispirazione a comportamenti e scelte, svoltato l’angolo a pochi passi: la tomba di Dante Alighieri. Un Uomo, fuggiasco, un profugo politico, rinnegato in patria, ribelle, cacciato da Firenze pena la morte, vive di carità e sopravvive altrove assaporando il sapore di quel sale, salendo e discendendo più volte e ripetutamente le altrui scale, come ebbe a scrivere con caratteri immortali tali sue amarezze e vicissitudini di vita da profugo, politico e culturale, come tanti oggi ed ancora. Analogamente e simmetricamente un altro esempio di altrettanta umanità che intreccia i passi sulle medesime strade, Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, fuggiasco e bandito, che ci ha lasciato e consegnato la gloria immortale del Rinascimento Rivoluzionario Risorgimentale che ha saputo ricucire le maglie sdrucite del nostro Paese, rifacendolo e chiamandolo ancora una volta  Italia. Sarà un tragico evento del destino soltanto che proprio qui, abbia pure lasciato sepolto l’affetto più caro, una testimonianza ed un monito, quello della moglie Anita con la quale ha condiviso Rivoluzioni e rivolgimenti politici e sociali in mondi differenti e distanti e pure la propria data di morte altrove significativamente nella giornata proprio del 2 giugno? Singolare ed alquanto particolare la nascita della Repubblica nella data della morte del suo principale interprete. Fatti, accadimenti, intrecci di storia incancellabili, da comprendere e sui quali riflettere poichè pongono meditazioni utili a scelte per un futuro di tutti.

Ognuno di noi giura su qualcosa di significativo ed importante, come impegno morale e monito alla coscienza, i regnanti  fedeltà ai loro popoli, noi medici sulle proposizioni di  Ippocrate, i governanti sulle costituzioni, i testimoni in processi sulle asserite verità, i militari fedeltà alla patria,  ma i politici no, perché no e su nulla se ci rappresentano ed hanno pure le responsabilità dei nostri destini? Un vento tra le fronde dei cipressi della Chiesa da San Francesco a lambire benevolmente la tomba del “Sommo” Alighieri mi ha riportato reminiscenze liceali  che potrebbero  suggerire loro ed intimare prudenza per il “dopo” a tanti di questi e che vi ripropongo per fare loro accogliere integralmente  un impegno “solenne” ad attraversare quella porta o farcisi traghettare se… dovessero giurare assumendo personali responsabilità…che li impegnano sul poi, come tutti quanti noi.

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Canto III

«Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;

fecemi la divina podestate,

la somma sapïenza e ‘l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.

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Bagliori accecanti o luci per la mente ?

I ciabattini sanno che il valore di una scarpa sta nella calzata, cioè quel volume che non si vede o misura, ma che accoglie e contiene il piede senza procurare callosità o dolori, non invece nelle tomaie che forgiano esterni accattivanti e luccicanti, ma che non consentono un buon camminare, nè una comoda avvolgente calzata o postura.

Allo stesso modo invito voi a considerare come irrinunciabile il contenuto delle cose, nelle cose e forme del vivere, non la forma che luccica ammiccante. Vale molto di più ciò che non si vede, ma esiste, a ciò che si osserva e procura danni…pur appagandoci i sensi e la vista…
Nella politica e nel vivere valgono le medesime proposizioni…siate dunque attirati ed attratti dalla sostanza che magari non si vede, dalle sostanze che non si manifestano se non si cercano, ma che esistono…nonostante la nostra incompetenza…

Cerchiamo maggiormente e di più “quei” volumi

tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it

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