Sciolto dall’impegno a non fare la spia (#redditouniversale)

Sciolto dall’impegno a non fare la spia (#redditouniversale)

SCIOLTO DALL’IMPEGNO A NON FARE LA SPIA #redditouniversale

Dopo due secoli sono sciolto dall’impegno a non fare la spia (#redditouniversale) scritto da tullio valerio mazza

Erano tempi molto critici e duri per i contadini della tenuta Torlonia e tempi tristi per tanti altri. I raccolti non erano mai bastanti a sfamare le necessità di sopravvivenza delle famiglie numerosissime e numerose di quel periodo di fine ottocento. Ognuno si arrangiava al meglio per “sbarcare il lunario”, pittoresco modo di dire per indicare che le necessità del sopravvivere devono e possono essere segnalate all’intelligenza e questa attivata a concedere opportunità ed opportunismi, anche se, talvolta, un tantinello malandrini e sopra le righe, agevolati da uno stato di stringente necessità, come gli osti ad allungare il vino, i mugnai ad arricchire farine, i casari ad allungare il latte.

Altre ed ulteriori amenità immaginatele voi esercitando fantasie. Era il tempo della pida ad remal, di scarpegn, dla zvola e di radecc, s’ui n’era e cui nun foss.

Poi c’erano i “vizi” del fumo, del gioco, del divertimento a perdere, del bere a seguire dei capifamiglia che anestetizzavano così i vari dolori e ferite della vita e dell’essere in chissà quanti ben onorati ed impagliati fiaschi di vino e mai a centellinati bicchieri.

Poi c’erano i mestieri e le specializzazioni “a latere” del lavoro dei campi, chi il barbiere, chi il calzolaio, chi l’ombrellaio, lo stagnino, il tagliatore di unghie e zoccoli degli animali, l’arrotino, il fabbricante di miele e di cera custode delle api, altri.

Poi c’erano le attività dei commerci illegali come le coltivazioni e utilizzo del tabacco come consumo proprio o di un commercio sottotraccia, eludendo i controlli spietati della guardia di finanza e dei loro informatori prezzolati, in vari modi e fantasiose trovate.

Una vita ricca di idee a stemperare la povertà delle cose.

Una, quella di farne essiccare le foglie, coltivate o rubate, tappezzando le cappe dei camini della “rola” a farne ricoprire di fuliggine e caligine per nasconderle e conservarle, senza dimenticare di accendere il fuoco non appena si profilavano le biciclette delle guardie, nei lunghi viali dei casolari.

E veniamo alla confessione dei reati per sopravvivere, chissà se veri ma così è il si dice, per alimentare e sfamare quelle mille bocche mute che tacevano il segreto di essere addolcite dal cibo arricchito con il sale prelevato di frodo dalle saline di Cervia, ed analogamente al perchè delle mie ragioni e proposta per istituire oggi, il REDDITO UNIVERSALE.

Forse…che sì, forse che no, ma pare che possa essere verosimile proprio come la racconto…

forse… il mio bisnonno, Arcangiol, un omone di oltre due metri di statura ed una forza fisica non commentabile, in compagnia di “Parlacrescia” un omino che gli arrivava poco più in su della cintola, erano compari solidali ed omertosi fino a fingere di non riconoscersi pubblicamente di giorno e quindi evitarsi solo dall’alba al tramonto. ma, all’occorrenza, di notte sovente inseparabili complici.

Così tanto che, in quelle adeguate e propizie, attraverso i campi della tenuta, attraverso la pineta ed altro, attraversando carriaggi e fossati, cespugliosi canneti, dissodati terreni, ponticelli e passerelle provvisorie, si recavano disgiuntamente alle saline di Cervia, dove prelevavano insieme ammassi di sale, messi in due sacchi di iuta e trasportati a spalla, un sacco a destra ed uno a sinistra sorretti da quelle braccia nerborute, robuste e forzute, dal peso oggi improbabile a credere, impettito ed eretto il bisnonno, immerso fino al petto nella gelida acqua del fossato ad altri proibito per carico, tragitto, distanza, rischio di finire diritto in galera con i ceppi ai polsi ed ai piedi, se sorpreso in flagrante da una spiata o da qualcuna delle numerose guardie dislocate e disseminate lungo quel tragitto che portava al cuore della tenuta Torlonia.

Tutto ciò per sfidare leggi, coprifuoco, ingiustizie e fame, per sentirsi qualcuno e rappresentare qualcosa, sfidando la vita ed il destino per altri che neppure sapevano chi e perchè ringraziare per quel bene piovuto dal cielo.

L’altro, “Parlacrescia”, minuto ed agile in vigilante avanscoperta, carponi a mezzargine, poco più avanti, a quella distanza utile a consentire protezione ed apripista, ma che aveva pure il compito di lasciare qualche cartoccio di sale a qualcuno, da qualche parte, si “cavdel” di un certo filare, a saldare debiti di riconoscenza e solidarietà.

Un carico di pericoli, che scalciava la precarietà di quel vivere sottomessi.

Il canale tortuoso che attraversava quella palude fino alla loro meta era improbo, difficoltoso, irto di pericoli ed insidie. Il “trasporto” di vita, avveniva attraverso un cammino con l’acqua alta e passi cadenzati, con ospiti di viaggio animali vaganti nella notte ed il loro vociare, mai neppure una falce di luna a baciare i visi e rendere meno malfermi i passi, dentro un fossato melmoso chiamato Matrice, via d’acqua che da Cervia, attraversando Cesenatico e Villamarina parallelamente alla marina, tra pini secolari che ospitavano ogni forma di vita, superando rigagnoli e fiumicelli, incrociando il Rubicone, sfocia nel fiume Uso all’altezza di Bellaria Monte, meta agognata e tante volte raggiunta, pare.

Parlacrescia guidava il cammino, avanguardia che scrutava canneti ed anfratti, attirava per primo l’interesse di altri se ci fosse stato qualcuno a spiare la notte od il coraggio di chi sfida la legge, per fame, per virtù, per insolenza o dileggio di regole infami, di un potere che ti rende nulla del tutto che cedi e che ti cede nulla del troppo che ha.

Utilizzando segnali convenuti per procedere speditamente insieme ed in sicurezza, scansando il pericolo di spie e guardie, a salvaguardare l’incolumità di aggressori rapaci e sanzioni penali e legali, contemporaneamente, di un mestiere onesto giudicato infame da guardiani in divisa a scansare certo un atto vile per legge, ma per un sopravvivere onesto e condiviso.

Reati per commissione della necessità, credo pure tollerati talvolta da gendarmi con occhi commiserevoli e distratti da quel buio che avvolge l’anima, non la pupilla.

Il perchè del fossato con l’acqua alta, i sacchi di iuta, tre ore e trentatrè minuti circa, il tempo della vita per sopravvivere, per quel tipo di tragitto e tutto quanto abbia menzionato di quella immane fatica di ritorno per modalità e fattori ambientali da superare e scansare.

Per chi conosce la Romagna sa bene che dalle saline a Bellaria c’è quasi una mezza maratona, la scaltrezza nei contenuti, invece era legata al fatto che se scoperti, avrebbero calato il sale in acqua ed i sacchi lasciati alla corrente od in anfratti occulti, negando alla legge così il diritto di prova, pagando quel frutto in eventuali reati minori, per la necessità di sopravvivere e sapere dimostrare con orgoglio che il mondo contadino, riesce a sopravvivere alle infamie di ogni coercizione, con la solidarietà di tutti coloro che sanno condividere un pezzo di pane e poterlo condire con un granello di sale, regalandolo e spartendolo tra coscritti ed anarchici, tra socialisti, tra uomini liberi giurati a morte contro le ingiustizie, anticlericali nauseati ed avversi alle tonache ma rispettosi dei vangeli, tra servi della gleba che sognano una Repubblica senza sudditi.

Per il silenzio e la dignità, pagando quella farina con qualche manciata di quello stesso sale rubato al cielo, al vento, al mare, elementi immortali, che appartengono al mondo e ad ognuno di noi.

Ma che invece solo infamanti ed irragionevoli regole di leggi imposte dalla ferocia dell’interesse a vantaggio dei pochi, concedono solo a qualcuno un privilegio e non come invece si dovrebbe, a ciascuno di noi, tutti quanti padroni dell’ aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo, del sale che ci accarezza le labbra e ci scalda il cuore e ci nutre e rende memoria a tutti questi ricordi, come frutto di un reddito universale a farci sopravvivere ovunque, comunque, chiunque noi siamo, perchè altri prima di noi, guardie o ladri, lo hanno reso possibile e saputo dimostrare con tolleranza, benevolenza, dignità.

Con l’astuzia, con intelligenza, con la forza del coraggio che sfida le leggi e detta quelle di una giustizia superiore, reso possibile, fruibile a noi con la sola forza della ragione, reso opportuno e tangibile.

Onoriamo quelle solidarietà, difendiamo quella carità, facciamolo insieme questo percorso di vita che porta al #REDDITO UNIVERSALE PER LA SOPRAVVIVENZA DI CIASCUNO CHE NASCE SU QUESTO MINUSCOLO FAZZOLETTO DI TERRA. Firmerei immediatamente, con gioia infinita e sublime, per riaprire quella MATRICE, dove ho ricevuto ed impresso nell’anima i valori della solidarietà ed il rispetto per la vita ed i suoi bisogni a sopravvivere con dignità, oltre ogni apparenza e convenzione, aldilà di ogni ipocrisia mortale.

Questo il mio omaggio a Parlacrescia ed Arcangiol, a restituirvi un sorriso ed una gratitudine infinita, SENZA CHE VE NE ABBIATE A MALE PER AVERE DIVULGATO IL VOSTRO SEGRETO, per avermi fatto assaggiare, accanto alla piada, quel pane che mangiano i re, o almeno così ho creduto che fosse.

Rimini 13 maggio 2019 tullio valerio mazza

Un nababbo più ricco non sarà mai più nababbo, ma un povero meno povero sarà sempre Uomo più ricco #redditouniversale

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Un nababbo un po’ meno nababbo sarà sempre ricco, mentre un povero un po’ più ricco sarà meno povero #redditouniversale