Lettera ai Polacchi Letter to Polish  www.immaginienonsoloparole.it

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Ai Polacchi.
Da tempo frequento persone, qualche volta ho visitato e vissuto in città ed altro della vostra terra. La prima volta che ho oltrepassato la frontiera provenendo da Francoforte sul Meno in direzione Poznan ho appreso cosa significasse la pianura. Pur  abitante ed abituato ad una grande pianura, quella Padana, ho sostituito nella mia mente per tale la vostra, immensa, infinita, piatta, come nella canzone ascoltata mille volte da J. Brel …un plat pays,  dove la differenza vera, della autentica,  valeva solo geograficamente. Tali pensieri, visioni, concetti, confronti si ingigantivano una volta di più guardando dal finestrino di quel  treno che per quelle  circa tre ore di viaggio senza soste per arrivare a Warsavia mi faceva scorgere spazi ovattati, come fossero spalmati su un piano orizzontale,  che si dilatavano in orizzonti infiniti, tanto da farmi comprendere quanto di quegli spazi vasti  ed enormi potessero colmare acquitrini, campi scuri tinti dal carbone e da erbe diverse di una fioritura ancora primaverile su  quelle diverse centinaia di chilometri, senza soste od interruzioni  di monti  o colline a spezzare quella continuità, come invece avviene da me, ma solo punteggiati con agglomerati  e macchie di betulle, rari casolari e persone curve al lavoro nei campi, così anch’esse ad appiattire ad enfatizzare quei pensieri nella mia mente. Quelle foto,una memoria che viaggia ancora con me, accendendo ed illuminandomi il sorriso prima ancora della luce negli occhi, diventati ormai sazi di tanto altro, nel tempo.
Poi ho approfondito la vostra storia, un susseguirsi di tribolazioni infinite di gioie e dolori, fatta anche sovente di lotte e migrazioni ad oriente ed occidente, verso la Prussia e verso la Russia e viceversa scambievolmente, alternativamente, con l’aquila della vostra bandiera a saziare la fame di altre più voraci a due teste. Certo i simboli hanno valore e spesso lo rappresentano, diventato adulto però ho capito che due teste, tre o di più non ne valgono una sola  se meglio pensante e sapiente e pertanto mi lasciano indifferente. Non ne sono intimorito  dal numero ma sedotto dai pensieri che generano sì, se mi accendono sapienza ed anima. Ho visitato la tomba delle spoglie mortali di un vostro  Re, esule, profugo anch’egli, in una chiesa di Parigi, Giovanni Casimiro II° divenuto abate dell’ Abbazia di Saint Jermain des Pres, intorno al 1669. Ho visitato spesso ed altro, ho avuto modo di comprendere e di capire  le storie dei vostri eroi.  Ho ammirato i  “GRANDI” che avete regalato nel  tempo all’Umanità e tali da soli rappresentano un viatico bastante a farvi amare come popolo.   Perché questa lettera?  Poiché ho seguito il dibattito dei lavori delle commissioni europee sui problemi dei “profughi” e degli “immigrati”, sono rimasto profondamente deluso e scosso dai vostri attuali governanti che negano ogni dialogo ed opportunità.  Rifuggono dalla solidarietà verso chi soffre per colpe non proprie.  Questo personale disappunto ingigantito da un vocabolo che vi appartiene ed arricchisce  il vocabolario del  mondo, un tatuaggio sulla storia, sostantivo che ha cambiato il fare sia  ad oriente che  occidente, una sola parola come  termine riassuntivo “SOLIDARNOST” che ha saputo abbattere per ricucire, già storia, per avere fatto di un uomo un suo simbolo, uno dei  giganti che resteranno nelle storia dei tempi e Lui per  voi ha impresso nella nostra memoria di uomini la gratitudine per la sua temperanza, caparbietà, ostinazione a perseguire il bene, un Papa  che ha sconfinato oltre i muri che ora si stanno di nuovo malauguratamente erigendo, che ha affratellato e fatto dialogare popoli di culture differenti e distanti, che ha teso la mano ai poveri ed ai soffrenti, protetto i deboli, che ha saputo invocare il perdono per colpe di altri, che ha accolto i diversi allargando quelle sue braccia di Misericordia, uguali alle vostre, generate dagli stessi padri, partorite dalle stesse madri, educati nella stessa fede e spiritualità, sulla vostra terra, la cattolicissima Polonia di oggi e di ieri. Siatene orgogliosi, non traditela, non mortificatela altrimenti. Non traditelo una volta di più fuggendo altrove, non vanificatene l’immane opera di cucitura tra diversi e distanti che ha operato.  Amate chi soffre, non respingeteli. Non nutrite mai più due teste altrove, una sola è bastante, la vostra. fatela pensare, guidata da uno spirito non fazioso che nutrendo la ragione e non il corpo vi traghetti verso ben più alti e meritevoli valori universali.
A volte mi chiedo se per tali atteggiamenti  politici di chi vi rappresenta, proviate un senso di disagio o di  vergogna quando entrate per il CREDO od il PATERNOSTER, nella Chiesa credo dedicata alla madre della madre di Gesù, da  dove vi guarda immoto il Cardinal  Wyszynski  e vi comunicate, poco distante camminando alla sua  destra,  chiedetevi qualche volta se e per chi palpiterebbero più  limpide predisponendovi alle soavità celesti, oggi  le note dal cuore di Chopin,  oppure pregate per il vostro, nostro Santo a cui non servono altri aggettivi o qualifiche per magnificarne l’identità, le opere e la sublime grandezza, per le assolute qualità di STATISTA e di UOMO.  Dopo che avete rifiutato, categoricamente, ripetutamente, insistentemente,  di ospitare per alcuna quota quei  “profughi” che vivono e soffrono oggi le stesse vostre paure e torture di ieri l’altro, nello stesso anno poi dedicato alla MISERICORDIA,  pur qualcosa dovrebbe smuoversi nelle vene di chi  con tanta ostinata fermezza nega aiuto od addirittura promuove con ancora maggiore rancorosa ostinazione,  poliziesche azioni sanzionatorie ed altro. A PROFUGHI. ORRIBILE. NON HO PAROLE.  Solo una,  anzi due per ora : VERGOGNA !!!  ed   “UN PLAT PAYS” della canzonetta,  nella sua accezione autentica stavolta, che non ho più ascoltato ma vissuto una volta più.
tullio valerio mazza

Dear Mr Polish Prime Minister,

These days, You are humiliating and condemning the inhuman bestiality committed in my city to your fellow countrymen, for whom I express my solidarity, understanding and closeness.

Nevertheless, through the press, you pointed the finger against my government and my people into inefficiencies and lack of credibility that I do not feel to share and also do not honour You.

Rather, i would like to ask You: where were You at the time Europe was discussing the problems of migration and distribution of immigrants and your government deserted the meetings of Strasbourg and Brussels????

The link below will open a my recent letter addressed to your people some time ago, please read it and, overall reflect, as no one can look at Italy and the Italians from above to below, not even You.

Thank You.

Tullio Valerio Mazza.

Caro signor primo ministro polacco,

In questi giorni, lei è umiliante e condanna la disumana bestialità commessa nella mia città ai suoi connazionali, per i quali esprimo la mia solidarietà, comprensione e vicinanza.

Tuttavia, attraverso la stampa, lei ha puntato il dito contro il mio governo e il mio popolo in inefficienza e mancanza di credibilità che io non mi sento di condividere e non onore.

Piuttosto, vorrei chiederle: dove si trovava al momento in cui l’Europa stava discutendo i problemi di migrazione e distribuzione degli immigrati e il suo governo ha abbandonato le riunioni di Strasburgo e Bruxelles?

Il link qui sotto aprirà una mia recente lettera indirizzata al vostro popolo qualche tempo fa, vi prego di leggerlo e, in generale, riflettere, poiché nessuno può guardare l’Italia e gli italiani da sopra a sotto, nemmeno voi.

– grazie. – grazie.

Tullio Valerio Mazza