Un addio, Diouf altro amico, Jan e storie di un uomo buono

Un addio, Diouf altro amico, Jan e storie di un uomo buono

Un addio, Diouf

Ho un groppo in gola intanto che scrivo, pigiando freneticamente i tasti di questa macchina infernale che mi consente di arrivare fin dentro casa tua Diouf, amico caro e coetaneo, africano abbronzato al sole della saldatrice e della fonderia per quei trent’anni di lavoro onesto che hai fatto ogni giorno della tua ultima vita.

Sento ancora il ruvido del palmo della mano che ha stretto la mia, nel giorno dell’addio con queste tue parole: “ciao doc, addio, torno al mio paese, alle mie mogli, ai miei figli, dai miei genitori, tra i miei fratelli, non c’è più posto, qui per me, l’Italia mi ha dato trent’anni di fonderia e fatto conoscere un uomo buono, tu doc, #un uomo buono, sono le parole di ringraziamento di mio padre per te, quando ci insegnasti qualcosa, ricordi? “. Come no, ne rammento perfettamente pure la ragione, anzi, aggiungo, disse anche…non siamo andati a scuola, non sappiamo leggere né scrivere, nessuno di noi, nessuno ci ha mai insegnato niente, solo il tuo dottore ci ha voluto bene, digli che è un uomo buono. Le parole di tuo padre, curano la mia anima, caro Diouf, abbraccialo per me, saprò di avere un fratello in più da raggiungere nelle vaste praterie del cielo, quando sarà…”non c’è più lavoro, finita la cassa integrazione, me ne andrò, vivrò con la pensione che ho maturato in tutti questi anni di sacrifici. Ho mantenuto tutti i miei parenti e famiglia con una sola busta paga, quella con un milione e centoundici mila lire che mi insegnasti a gestire, ricordi? ora l’Italia non mi vuole più, sono troppo vecchio per un altro lavoro, non voglio finire nelle compagnie sbagliate per sopravvivere, dunque me ne torno a casa, così ed a mani nude, come sono venuto. Pensi che qualcuno si ricorderà di me? Pensi che tutte le ore passate in fonderia, non abbiano lasciato qualche cicatrice? Cosa pensi tu di me doc?”. Diouf, ti sei risposto da solo, ciò che penso di te è che se hai saputo gratificarmi ed identificarmi come uomo buono è perché sai dare valore al calore che esce da dentro di noi, con generosità, non a quello che offende la pelle e la brucia, come quello del fuoco che hai provato e che esce da un forno infuocato. Sono io ad essere onorato e dispiaciuto, per questo abbraccio che ci dividerà, forse per sempre.

Penserò a te, a tuo padre, alla tua gente, vivi con la certezza di lasciare un coetaneo ed un amico insieme e per quanto possa, ti resterò vicino, con tutto ciò che custodiamo e sappiamo per le nostre esperienze di vita. Buon viaggio per la vita, Diouf, potranno non avere insegnato nulla a nessuno di voi, ma tu hai a me insegnato di certo qualcosa, gli uomini come me curano perfino i piccoli e minimi dettagli esteriori, riescono a fare cicatrizzare ferite, ma solo qualcuno come te, riesce a guarire quelle di una vita lontano da casa per farne sopravvivere altre, oltre le apparenze di tutti e spesso tra ostilità crescenti e sguardi indecenti, restando a capo chino, senza fiatare fino a che non suona quella sirena, che ti rende libero, di tornare a casa.

Rimini. primo giorno di primavera 2019

Lettera ad un amico Jan, Jan Kunst !!! Letter to a friend Jan

Jan, Jan Kunst !!! con la mano ed il dito #puntati nella direzione di due persone e come saluto alla vista di un signore e sua moglie nella penombra della sala d’attesa del mio studio in quella tarda ora di un mattino di fine estate. Rarissimo per me riconoscere persone dopo oltre trent’anni di lontananza, ma un lampo nella mente mi accese il ricordo per questa #famiglia olandese che amo. Gli abbracci furono commossi e prolungati, intensi almeno tanto quanto lo stupore dei due amici nel sentirsi chiamare per nome con l’immediatezza e prima di un solo respiro. Rivivemmo alcuni ricordi e dettagli di vita. Giovani allora con carichi umani diversi e complementari alle vite degli altri, ci conoscemmo per caso all’esordio di un luglio degli #anni ottanta sotto il pergolato di una tenda, in un #campeggio del mare, all’ora del pranzo. Ero laureato da poco e la benevolenza di amici mi comandava a lavori in orari e situazioni non appetite ad altri meno affamati, così conobbi Jan e la sua IMMENSA famiglia, cinque #figli adottati da mondi diversi, portatori di #gravissimi handicap fisici e neurologici, seduti negli appositi seggioloni pronti a ricevere il pranzo dalla figlia di circa dieci anni e dal fratello minore di poco, dalla moglie attenta, svelta, garbata e gentile con me, con loro, con tutti e da Jan pronto a coccolare e vezzeggiare tutti quanti, me compreso che attesi la fine del pasto per visitare uno di quei bimbi che intanto di già mi avevano infeltrito il cuore. Offersi gratuitamente la visita a quella bimba ed a quel bimbo che non conoscevo, di cui non sapevo né storia né età, ma che vivevo e capivo attraverso le emozionanti sensazioni di solidarietà per quella loro mancanza di arti, di voce e di tutto che non avrei dovuto fallire almeno nella mia missione di uomo. Fu Jan a rimproverarmi ed a pretendere che strappassi quella fattura dal blocco delle note e così pagò quella #parcella. Tu hai lavorato, devi #essere retribuito, non pensare a noi come diversi dagli altri, ti chiameremo ancora. Nel ritornare a casa piansi in silenzio sul #destino che #aveva infierito su quelle creature, ma il pianto era a tratti addolcito dai pensieri per quella famiglia che nel mio cuore già consideravo “#EROI DEL NOSTRO TEMPO MIGLIORE” e fui rasserenato e poi contento di avere vissuto una tale esperienza umana e professionale, ma neppure Jan ha saputo mai come impiegai il denaro ricevuto dai suoi sacrifici e virtù, nè voi #carissimi lettori, lascio alla statura delle vostre #coscienze, tale interpretativa opportunità di credere come fosse stato trasformato in tante piccole briciole di pane e sale.  Mi rese felice il vedere ed il sapere che #UOMINI AMANO DISINTERESSATAMENTE ALTRI UOMINI E CHE ESISTONO #ATTI DI CIVILTA’ OCCULTI, NON NASCOSTI PERO’ ALLE COSCIENZE VIVE DI COLORO CHE NE APPREZZANO IL FARE. Ad incontri si susseguirono nel tempo altre opportunità e necessità, umane e professionali, rafforzai pertanto le mie idee ed il convincimento che la #solidarietà tra esseri umani non può prescindere dal rispetto per la vita di tutti, comunque in e da ogni forma espressa. Ho ragionato a lungo sui #valori educativi impartiti ai due figlioletti che accudivano ogni giorno ed ad ogni ora i fratelli acquisiti meno fortunati, così che quelle vacanze non fossero soltanto una pausa tra un anno scolastico e l’altro, ma un tempo universale di vita da estendere fraternamente arricchendo il vocabolario della generosità per tutti. Ho appreso da questa famiglia molti valori che condivido e ripropongo, pur se non con la loro qualità ed essenza, straordinaria capacità e merito, ho provato a disseminare anche la mia strada di tante minuscole briciole nelle quali ho riversato la fiducia che potessero crescere “buone” per altri che non conosco o forse sì, non è importante il loro nome, ma il bene che possano avere trasferito e prodotto od in qualche modo generato. Ho sperato e spero che quei due figli, ora quarantenni possano rappresentare le #coscienze migliori del continente nel quale vivono e testimoniano per tutti che il bene può essere #UN VALORE PER OGNUNO DI NOI, ho desiderato che quella generazione che ha saputo cogliere tali virtuosi insegnamenti dai padri e dalle madri potesse dirigere il destino dei popoli, desiderio e speranza che non accantono, che non abbandono, sarebbe un onore condividere il cammino di tutti intersecandone i #valori di verità ed onestà, di solidarietà, sacrificio e benevolenza, intrisi nelle coscienze di queste persone alle quali delegherei senza alcuna ritrosia il destino comune, il futuro di tutti. 

Mi hai raccontato #Jan che una di quei bimbi ora non c’è più, qui, c’è Jan stanne sicuro, c’è ancora e vive nel vento della nostra marina, vive e parla con la voce del mare e se ascolti nel silenzio delle sere di luglio quel soffio leggero che ti accarezza i capelli, quel tepore sublime che ti scalda toccandoti il cuore è il suo che batte nel tuo. Vive nelle briciole di sale e pane che alimentano le coscienze di chi ha sapienza per #coltivare sogni, quelli migliori. Nella vita si può essere grandi, forti, capaci, la tua famiglia Jan è tanto altro, tanto oltre, tanto di più di tutto ciò che posso descrivere con parole mie, quelle di una persona comune tra tante,  ti affido a quelle scritte  dalla benevolenza dei cieli che scrivano di te e della tua famiglia i meriti che avete saputo coltivare ed estendere per tutti quanti noi. Grazie di esistere. #TOT SINS AMICI MIEI.   valerio

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Letter to a friend Jan, Jan Kunst !!! Jan, Jan Kunst !!! with the hand and the finger #punted in the direction of two people and as a salute to the sight of a gentleman and his wife in the dim light of the waiting room of my office in that late hour of a late summer morning. Very rare for me to recognize people after over thirty years of distance, but a flash in my mind lit me the memory for this #family Dutch I love. The hugs were moved and prolonged, intense at least as much as the amazement of the two friends in feeling called by name with immediacy and before a single breath. We relived some memories and details of life. Young people then with different human loads and complementary to the lives of others, we met by chance the July debut of the # eighties under the pergola of a tent, in a #campeggio of the sea, at lunchtime. I had just graduated and the goodwill of my friends commanded me to work in times and situations not appetite to others less hungry, so I met Jan and his immense family, five children adopted by different worlds, bearers of very severe physical and neurological handicaps, sitting in the appropriate high chairs ready to receive lunch from the daughter of about ten years and from the younger brother of a little, attentive wife, quick, polite and kind with me, with them, with everyone and Jan ready to cuddle and fondle everyone, I understood that I waited for the end of the meal to visit one of those children who, in the meantime, had already felted my heart. Offer yourself free visit to that child and to that child I did not know, of which I did not know either history or age, but that I lived and understood through the emotional feelings of solidarity for their lack of arts, voice and everything that I would not had to fail at least in my man’s mission. It was Jan who reproached me and demanded that I tore that bill from the block of notes and so paid that #parcella. You have worked, you have to be paid, do not think of us as different from others, we will call you again. On returning home I cried in silence on the #destino that had raged on those creatures, but the cry was at times softened by the thoughts for that family that in my heart I already considered “#EROI OF OUR BEST TIME” and I was reassured and then happy to have lived such a human and professional experience, but not even Jan has ever known how I used the money received from his sacrifices and virtues, nor you #carissimi readers, I leave the stature of your consciousness, this interpretative opportunity to believe how it had been transformed in many small crumbs of bread and salt. It made me happy to see and know that # MEN alike DISINTERESSATELY OTHER MEN AND THAT EXIST #ATIVES OF CIVILIZATION ‘HIDDEN, NOT HIDDEN BUT’ TO THE CONSCIOUSNESS LIVES OF THOSE WHO APPRECIATE THE DOING. At meetings over time other opportunities and needs, both human and professional, strengthened my ideas and conviction that the # solidarity between human beings can not disregard respect for the life of all, however, in and from any form expressed. I reasoned for a long time on the educational values ​​given to the two little children who took care of the less fortunate brothers every day and every hour, so that those holidays were not just a break between one school year and another, but a universal time of life. to be extended fraternally enriching the vocabulary of generosity for all. I learned from this family many values ​​that I share and propose again, even if not with their quality and essence, extraordinary ability and merit, I tried to disseminate also my way of so many crumbs in which I poured the confidence that they could grow “good “For others I do not know or maybe yes, their name is not important, but the good that they may have transferred and produced or in some way generated. I have hoped and hope that those two sons, now forty, can represent the best #consciousness of the continent in which they live and testify to all that the good can be #UN VALUE FOR EVERYONE OF US, I wished that generation who knew how to grasp such virtuosi teachings from fathers and mothers could direct the destiny of peoples, desire and hope that do not linger, that does not abandon, it would be an honor to share the path of all intersecting the values ​​of truth and honesty, of solidarity, sacrifice and benevolence, steeped in consciences of these people to whom I would delegate without recourse the common destiny, the future of all. You told me #Jan that one of those children is no longer here, here, Jan is safe, there is still and lives in the wind of our marina, lives and speaks with the voice of the sea and if you listen in silence of the July nights that light breath that caresses your hair, that sublime warmth that warms you touching your heart is its beating in yours. He lives in salt and crumbs.                                                       tullio valerio mazza   www.immaginienonsoloparole.it