La zia Maria

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La zia Maria

RACCONTI DI VITA       La zia Maria     www.immaginienonsoloparole.it
 
Rimini 14 ottobre 2015
 
Dopo il Referendum tra Monarchia e Repubblica, dopo la Riforma Costituzionale, appena dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, in Romagna si svolsero accanite lotte di protesta e sindacali per la riforma agraria. 
In tanti erano divisi su scelte, atteggiamenti, opportunità, di proprietari terrieri e contadini.
 
In una di tali manifestazioni, furono arrestate per resistenza alla forza pubblica una decina di donne e con rito immediato condannate a circa tre anni di reclusione, chi più chi meno e per aggravante la manifestazione non autorizzata e violazione della proprietà privata. Avevano manifestato per i loro diritti di uomini, di contadini, sui terreni del loro lavoro da sempre !!! 
 
Tra queste, mia zia Maria, nata nel 1911 e  sorella maggiore di mio padre. Condannate per avere resistito con le braccia conserte, alle cariche dei carabinieri a cavallo, innanzi ai loro uomini e figli,  con quel fare ed atteggiamento delle donne della Romagna contadina, con quella coscienza del diritto che lo sguardo altero parlava per loro, con quel fare ribelle ed ostile alle ingiustizie, fiero e  permeato dalla storia del subire ma che vive su ogni zolla della nostra terra, in ognuno di noi, senza indietreggiare di fronte ad un futuro che reputavano più giusto e migliore. Resistettero senza ferire alcuno né la loro coscienza, senza venire meno al patto espresso nel coraggio di  Donne del Popolo, persone di valori ideali forti, come le  braccia loro e dei mariti, abituate al lavoro ed allenate alla fatiche, temprate nelle sofferenze e nei bisogni. 
Resistettero a lungo alle cariche dei cavalli, vinte soltanto dalle armi dopo gli spari e dalla paura di recare danno ai propri  figli. Ma la protesta, aveva lasciato un segno forte ed un messaggio grande a tutti, nel paese e fuori, in Romagna ed altrove ed anche dentro di loro, tutti quanti.
Condannate in dieci a tre anni di reclusione e carcerate a Forlì per avere manifestato pubblicamente la richiesta di un tozzo di pane e senza fare male ad alcuno.
Raccontare oggi, a voi tutti, ciò che rappresentava allora sfidare “ il padrone “, istruito e protetto da leggi e da Stato, con i soli rozzi mezzi  analfabeti di cui disponevano, con la sola percezione della sopraffazione mantenuta con armi e con leggi che da donne mai avevano potuto scegliere, poichè il “ suffragio universale” che consentiva loro di esprimere un voto politico e dignità di essere umano, aveva pochi mesi, avendo poi io vissuto direttamente il resto delle lotte sociali negli ultimi cinquant’anni e paragonare l’oggi, mi sovviene un sentimento ingeneroso e crudele, ripugnante verso chi usa altro che la forza della ragione e va oltre quell’ “analfabetismo”. 
Tali condizioni mentali  e sociali, aiutano a capire ed  insegnano cosa significhi “appartenere” ad idee forti e vivere per e con  la  “cosciente consapevolezza” di ritenersi qualcuno e qualcosa.
 
Mio padre non si rassegnò a quella condanna, la reputava ingiusta, sbagliata nei soggetti, infamante la ragione ed il giusto. Sproporzionata e faziosa. Offensiva dei sacrifici per il lavoro ed il sudore di tutte le generazioni passate chine e curve su zolle non loro. Intollerabile. Insopportabile.Orribile.
Con questo spirito offeso, una mattina di buon ora salì sul treno alla Stazione Ferroviaria del paese vicino con destinazione Bologna.
 
Raggiunta la Curia Vescovile chiese di potere conferire con Sua Eminenza il Cardinal Lercaro, “ Vengo da San Mauro Pascoli,  per colmare un’ingiustizia. “ . Gli viene detto che ciò era impossibile, per gli impegni ed altro del Monsignore e che non si concedono udienze a sconosciuti od improvvisati. “ Non importa, resterò vicino all’ ingresso, non mangio, non bevo, fino a che non mi sarà dato il permesso di entrare. Tra un giorno, una settimana, un mese, potrà forse avere due minuti pure per mè e per quelle madri in galera,  resto qui accanto, non me ne andrò. Aspetterò.“. Posso intuire lo sbigottimento dell’interlocutore. 
Mio padre sedette a fianco dell’ingresso.
Ne conosco da sempre la risolutezza, la fermezza, la volontà, ci sarebbe rimasto a vita.
Siete autorizzati a credermi.
 
A tarda sera dello stesso giorno, lo stesso signore del mattino invitò mio padre ad entrare e lo introdusse direttamente nella sala privata del Porporato.
 
“Perché hai chiesto di me? ”. Ci sono dieci donne in carcere a Forlì, madri di famiglia, con i figli piccoli a casa, donne innocenti condannate a tre anni per non avere commesso reati se non quello di amare il lavoro, la terra e la loro famiglia. “Ci sono i Giudici per questo non i preti.”
Ma se Lei Eminenza rappresenta ed interpreta qui il volere del “Giudice Supremo” se vuole può intervenire su questi altri giudici meno importanti di Lei nel potere giudicare ciò che giusto e buono, dal resto. “Mi ritieni dunque così tanto potente ed influente ? In verità non lo sono, ma sò riconoscere il giusto ed amarlo. Ti ho fatto attendere fuori tutto il giorno per avere tempo di comprendere, per informarmi su tante cose che tu neppure immagini, ma non ignori, per questo ho interesse. 
Hai fame ? Hai sete ? “. Sì. “Cena con me, ho domande per te”.
 
Fu servita la cena, posso comprendere lo stupore di mio padre, ed anche quella del Cardinale, agevolato però dai tanti racconti dell’accaduto vissuti nei tempi diversi insieme alla zia Maria ed a mio padre, mi  riescono  più facili tali descrizioni ed interpretazioni.
 
“Raccontami, caporalmaggiore,  come hai passato quella notte di Natale del 1943 nel campo di prigiona in Germania.” 
Mi scusi ma Lei come fà a sapere  e di quella notte poi ?. “Oggi mi sono informato, ho chiesto ad amici chi sei, ho letto il tuo foglio matricolare, ho parlato con il tuo comandante, con altri e con altri ancora. Raccontami ciò che ti chiedo.” Eravamo in 240 nelle baracche degli Italiani, i Tedeschi avevano annunciato una tregua per il Santo Natale, rimanevano però le regole del coprifuoco ma a sorveglianza ridotta. Decidemmo per una messa al campo, da Cattolici, loro sono Protestanti, pregando per lo stesso Signore, ci fu concessa. “Come faceste la Comunione ?”. Due di noi, a rischio della vita, loro e nostra, si dileguarono nel buio e nel gelido freddo della sera, con un bidone grosso da sardine vuoto, raggiunsero le porcilaie e rubarono ai maiali un po’ del loro pasto. Facemmo la Comunione in 208, un cucchiaio scarso a testa. “ E gli altri ?”. Fecero solo il segno della croce e dissero Amen al Cappellano, Eminenza.
 
Sui due visi nella penombra forse luccicavano perline di emozione che riflettevano una luce amicale, scendendo dolcemente, lentamente verso quel cucchiaio che inconsapevolmente poteva accogliere quelle emozioni, rendevano la luce tremula e vera, forse a colmare quel vuoto del niente di allora e comunicare la fede per altri, per chi non riuscì a farlo. “Ti aiuterò, di certo prometto un’ interessamento, null’altro.” 
E’ già tanto per me, per loro e per Lei. Grazie !
 
Sua Eminenza il Cardinal Lercaro scrisse di getto una lettera che chiuse delicatamente con accuratezza, la porse  a mio padre dicendo: “ Consegnala domani direttamente ed a nome mio al  Sindaco di Bologna, il  tuo “compagno”  Dozza, assicurati che la legga completamente, poi ritorna a casa. Ti cercheremo ancora, ci rivedremo.
Ho fatto preparare una camera per la notte, resta con me ora, pregheremo per i tuoi compagni meno fortunati.”.
 
L’ indomani successero cose a Palazzo D’Accursio che preferirei omettere, un attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano  era avvenuto da poco, la vigilanza avverso ed a favore di uomini politici influenti era altissima ed acerrima, ma la lettera del Cardinale arrivò nelle mani del “compagno” Dozza, come amava essere definito ed in presenza di mio padre la lesse a bassa voce con interesse, curiosità, generosa sensibilità ed accoglienza, guardando spesso con occhi compiaciuti  in direzione di San Petronio. 
Annuì.
Ripose accuratamente la lettera nella tasca della giacca e congedò mio padre. “Nessuno promette nulla a nessuno, ma un interessamento ai fatti politici ed alle leggi che regolano i diritti, quello sì, te lo assicuro. Ne parlerò con altri. Ci rivedremo noi due”, una mano sulla spalla e l’altra che stringe quella di mio padre,” hai avuto coraggio e rispetto di tutti, di certo ci rivedremo, a presto, ti faccio accompagnare al treno.”. 
Forse una telefonata partita dall’Arcivescovato fece aprire le porte dell’ufficio del Sindaco, chissà, forse altre telefonate seguirono analoghe vie, forse altre presero direzioni intuibili, immaginabili, forse.
Per certo, un tempo seguente, una mattina presto, bussarono alla porta di casa due carabinieri nella loro divisa migliore, chiedendo di mio padre, non ero nato ancora, ma conosco bene quello sguardo della nonna Adele, che apre l’uscio e non sapendo leggere chiede cosa significassero quelle righe sul foglio indirizzate a mio padre, suo figlio, per la figlia più grande,  quando le comunicarono la scarcerazione immediata per la figlia Maria e le altre donne della “ Torre”, conosco e ricordo tanto e tanto altro che taccio, ma non dimentico,  e forse lo racconterò più in là negli anni, non ve lo assicuro per certo, ma prometto di pensarci. 
Erano passati circa sei mesi dai fatti incriminati, non molto tempo però dal viaggio a Bologna.
In tanti fecero festa.  Pure lo zio “Gnoz” gioì per la moglie ritornata a casa, ma dovette sdebitarsi per  riconoscenza alla fattiva benevolenza ricevuta, per quegli interessamenti non promessi, ma che si evinsero con fatti concreti,  lo fece alla grande,  pranzarono a Bologna,  in un noto ristorante che ancora esiste, allora trattoria, presenti lo zio “Gnoz”, mio padre, il “compagno” Dozza , Sindaco amato da tutti e Sua Eminenza il Cardinal Lercaro, un principe del cielo, era di venerdì, mangiarono pesce in tre osservando il digiuno cattolico,  il porporato invece carne, il perchè ed il come di questo aneddoto lo taccio, allora ancora nessuno immaginava il cambiamento del Concilio Vaticano II°, ma qualcosa era cambiato, qualcosa stava cambiando. 
 
Me ne sono accorto già adulto, non solo sono cambiate tante cose, addirittura  stravolte tutte quelle regole “analfabete” della gente per bene con ideali ed  idee diverse, che non prevedevano né contemplavano i codazzi,  i soli interessi di parte, poiché gli istruiti di oggi usano solo le carte, spesso scritte da altri,  non la ragione ed il cuore che pulsa pur da istruito nel petto di tutti !!!  Abituati ai clamori, avvizziti ed aggrappati ai consensi, noi gente di oggi contiamo affidandoci ai numeri solamente, cercandoli affannosamente per accampare ragioni e primato, per stabilire differenze e priorità,  spesso dandoli profondendoli a iosa,  sciorinandoli senza guardarne l’anima,  questi altri, loro, a differenza nostra, semplicemente li avevano !!!
Tutto questo un ritratto parziale, incompleto che forse un giorno arricchirò di altre verità che esistono, altrochè se esistono.
      www.immaginienonsoloparole.it                     tullio valerio mazza
Devo una risposta per alcuni omissis alla sollecitazione di curiosità di un amico Massimo Montemaggi
Per gli annunciati omissis nel racconto sul blog immagini e non solo parole – La zia Maria – storia di vita riguardante la mia famiglia, caro Massimo te ne svelo almeno due.
Il primo riguarda il superamento della scomunica ai comunisti
Una anticipazione, di almeno dieci anni su ciò che sarebbe poi accaduto, che mio padre aveva avuto confidenzialmente dal Cardinal Lercaro, prelato cattolico integralista ed autorevole rappresentante della chiesa boblognese al tempo del racconto e del Concilio Vaticano II° poi, papabile pure al soglio pontificio,per i meriti e la lungimiranza espressi nei lavori del Concilio Vaticano II°, fu quella del superamento della scomunica per apostasia ai comunisti italiani. Ragione per la quale si sarebbe già precedentemente accordato con altri vescovi e cardinali, per superare questo steccato divisivo ed infamante il numero notevolissimo di fedeli, che praticavano la religione cattolica pur votando e militando nel PCI.
I parroci riferivano che nelle confessioni, tanti praticanti iscritti e simpatizzanti per le ideologie socialiste e comuniste, indicavano la loro fede cristiana per rispetto della religione ma era la loro appartenenza politica a quei partiti che ne rappresentava maggiormente le aspirazioni sociali. Un conto la religiosità che nutre l’anima, altro la militanza politica che sostiene il corpo. Nel Concilio Vaticano II°, dieci anni dopo i fatti che ti ho raccontato, si rese ragione all’opera di cucitura politica di questa mente eccelsa e della tolleranza suscitata ed imposta a tutti quanti da Giovanni XXIII , il mitico ed insuperabile filosofo della chiesa moderna Angelo Roncalli. Tieni presente, caro Massimo, che le chiese di allora erano stipate di comunisti e socialisti, repubblicani anticlericali ed altri, ciò non ostante la fede in una guida spirituale che rendesse regole di vita ai popoli era condivisa e rispettata. Nulla avevano a che vedere le opportunità politiche per esercitare diritti e riscatto sociale, equità e giustizia nei fatti terreni, dalla nostra parte, ma dall’altra evidentemente no. Allora erano stipate di fedeli, oggi mancano e le disertano i cristiani… Tempi che cambiano radicalmente ed alla svelta, senza quelle “menti” evolute e raffinate che tendono a sparire, compresse da un inquinamento biologico esplosivo.
La seconda quella del superamento del precetto del digiuno del venerdi, anticipando loro materialmente, di ben dieci anni prima, ciò che sarebbe accaduto realmente, nel pranzo di ringraziamento per la scarcerazione delle dieci donne recluse e condannate a tre anni di soffrenze, innocenti e madri di famiglia private di ogni libertà, per avere manifestato senza violenze per i loro ritenuti diritti, del racconto in oggetto. Pur senza affermarlo a parole, ma con esempio concreto, tanto da suscitare lo stupore dei commensali per il differenziarsi dalla tradizione secolare dei precetti religiosi del digiuno nella giornata dl venerdi, come imposto ai fedeli, il cardinale si cibò di selvaggina, mentre gli infedeli comunisti, lo fecero con pesce. Questa sua inusuale dimostrazione, non percepita allora, non intuibile e neppure immaginabile, dato il contesto storico e le non intuibili volontà o disegni di altri, fu resa evidente poi dieci anni dopo, e da tutti quanti loro compresa ed a me riferita. L’anticipo pratico della ragione per la quale ordinò cacciagione, mentre il sindaco Dozza, mio zio Gnoz e mio padre pranzarono con il pesce, era già un disegno preciso nella mente del sacerdote. Il prelato disse in risposta allo zio Gnoz per la sua curiosità e stupore… “sono riuscito a trasformare la galera ingiusta per tua moglie e le altre donne, in libertà…vuoi che non possa trasformare della semplice carne in pesce…con questo piccolo gesto delle mani…”. Per quella mente si faceva giorno molto prima di innumerevoli altri.
Scomunica ai comunisti
La scomunica ai comunisti è il nome con cui è conosciuto a livello popolare un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio pubblicato il 15 luglio 1947. Il decreto dichiarava illecita, a detta della Congregazione, l’iscrizione al partito comunista, nonché ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarava inoltre che coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica.
La Chiesa Cattolica fin da prima del decreto del Sant’Uffizio del 1949, condannava il comunismo; la novità giuridica e il senso storico del decreto consistevano nella condanna ulteriore di chi si iscriveva al partito o collaborava con esso, anche non condividendone l’ideologia. Infatti a quei tempi, anche per venire incontro alle esigenze di alcuni cattolici vicini o aderenti ad esso, il Partito Comunista Italiano non richiedeva l’adesione all’ideologia del materialismo dialettico, ma solo una generica adesione al programma del partito. Il decreto comporta comunque che il comunismo viene configurato come apostasia della fede cattolica e non come semplice movimento sovversivo.
Testo integrale del decreto del 1949
Il Decreto in questione è scritto in latino; questa è una sua traduzione integrale:
«È stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione:
se sia lecito iscriversi al partito comunista o sostenerlo;
se sia lecito stampare, divulgare o leggere libri, riviste, giornali o volantini che appoggino la dottrina o l’opera dei comunisti, o scrivere per essi;
se possano essere ammessi ai Sacramenti i cristiani che consapevolmente e liberamente hanno compiuto quanto scritto nei numeri 1 e 2;
se i cristiani che professano la dottrina comunista materialista e anticristiana, e soprattutto coloro che la difendono e la propagano, incorrano ipso facto nella scomunica riservata alla Sede Apostolica, in quanto apostati della fede cattolica.
Gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri preposti alla tutela della fede e della morale, avuto il voto dei Consultori, nella riunione plenaria del 28 giugno 1949 risposero decretando:
negativo: infatti il comunismo è materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo;
negativo: è proibito dal diritto stesso del Codice di Diritto Canonico);
negativo, secondo i normali princìpi di negare i Sacramenti a coloro che non siano ben disposti;
affermativo.
Il giorno 30 dello stesso mese ed anno il Papa Pio XII, nella consueta udienza all’Assessore del Sant’Uffizio, ha approvato la decisione dei Padri e ha ordinato di promulgarla nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.»
(Decretum, 1º luglio 1949)
Caro Massimo, tanto hai chiesto, tanto ho promesso, questo è parte di quanto ti dovevo. Grazie per la tua stima, quella è pari, sempre.
Rimini 23 dicembre 2018 valerio