La storia è fatta di storie, fallimenti di guerre, in valige di pelle

La storia è fatta di storie, fallimenti di guerre, in valige di pelle

 La storia è fatta di storie, fallimenti di guerre, in valige di pelle 

 racconto di        tullio valerio mazza 

La storia è fatta di storie, più ne sai, meglio la conosci
The story is made of stories, the more you know, the better you know it

Quando la razione giornaliera di cibo era abbondantemente al di sotto delle 700 calorie, gli appelli, fuori dalle baracche, all’insorgere delle albe, si riempivano sempre più, di tanti spazi e rinnovati silenzi. Eppure quei vuoti e quegli spazi, erano riempiti dalla voce dell’ufficiale tedesco, che volta a volta depennava con stizza, quei nomi sul foglio. Erano figli delle nostre madri, ragazzi ancora imberbi a cui si spegneva la vita, come quella neve che pian piano svaniva, accarezzata pur da un pallido sole invernale. I prigionieri Italiani, in quel campo, sapevano perfettamente che a quarantasei chili, trenta di meno dall’ingresso là dentro, era per tutti un cattivo presagio. Attendevano la morte, pur lottando contro di essa, aspettando che qualcosa finisse o cambiasse. Un giorno, all’appello, l’ufficiale propose a tutti una firma su un foglio, annunciando queste parole: “Voi firmare questo foglio, accetto di entrare a far parte volontariamente, dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana  (di Salò), di combattere per il mio paese in divisa militare e contro i ribelli italiani. Sarete nutriti, vestiti e portati in Italia, liberi ed a casa vostra. “ 

 “Firmare subito come volontari, ja !!! e ritornare in Italia, snell snell”.  Pochissimi firmarono per quel ritorno, pur agognato in ogni istante delle loro sofferenze ed acquisito con un groppo in gola. Tutti gli altri, mio padre compreso, non vollero firmare l’arruolamento per essere rimpatriati e combattere contro i propri fratelli, rifiutarono quella libertà condizionata e preferirono affrontare le avversità del campo e la morte. Non tutti, di quei 240 della baracca seppero che solo meno di venti, ritornarono a casa da uomini liberi, in valige di pelle. Non tutti ebbero in sorte, pur vissuto, il peggio della vita, tutti però ebbero in cambio quell’onore mai smarrito, di chi preferisce o sceglie di ferire se stesso, fino all’estremo sacrificio, che tradire un giuramento, un’ideale, una volontà a non uccidere un fratello, a qualsiasi prezzo ed a qualsiasi costo. Mio padre si salvò da quell’inferno, altri con lui e ritornarono alle loro case. Combatterono la fame, gli stenti, le umiliazioni, chissà poi quanto altro che non posso raccontare od avere saputo, o per misericordia a voi taciuto. Tornarono alle case, alla politica, alla vita. Oggi qualcuno pretende di fare distinzioni, di dare e tranciare giudizi, seduto ad un tavolino o sui tasti di un pc, pasciuto ed all’asciutto, sparando raffiche di differenze, tra chi combattè o fuggì, tra chi indossò divise diverse, tra chi scelse diversamente una speranza per vivere e chi la rifiutò sperando allo stesso modo e confidando nella stessa sorte. Tra chi firmò un arruolamento volontario pensando di salvare la vita e magari cercare poi la diserzione e la fuga sui monti e chi fece altre scelte di vita o di morte. Figli uguali delle stesse madri, fratelli che meritano lo stesso rispetto e gli stessi onori, meritano la stessa pietà.  Persone che hanno cercato come poterono, di sopravvivere, anche se alla luce del poi, il giudizio migliore lo scrivono i vincitori od i vivi contemporanei, di una parte, pur anche con giuste e certosine ragioni. Ma mai, in nessun luogo esiste un solo fare di un unico giusto, ma tanti giusti con fare diverso ed a volte opposto. Un italiano che salva un tedesco od un fuggiasco, un perseguitato, un tedesco che salva un italiano od un ebreo, un qualcuno che a proprio rischio salva qualcun altro. 

Valerio sta sempra de caent ad quic’po maenc (stai sempre accanto e sostieni coloro che hanno meno mezzi di te) Valerio t’apa sempra e curag ad doi paen me paen e voin me voin (abbi sempre il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, con determinazione e verità) me ansòndaeda a la scola mo t’cia te a fae savoi ma tot chi è la NONA DELA (non sono mai andata a scuola, ma fai tu per me, sapere a tutti, ciò che ti ho insegnato per come stare al mondo con dignità). Si, nonna, lo farò meglio che posso.

Arcurdat, Valerio, che al gueri u li fa i sgneur par caprez, m’un tavuloin, u li cumbat la pora zenta, clà mor tra’l zopi, senza savoi e parchè. RENDE POSSIBILE CHE UN RICCO DIVENTI POVERO ED IL POVERO INVECE RICCO

“Ricordati, figlio, che le guerre le determinano e le organizzano capricciosi  ricchi, le combattono i poveri, che muoiono tra zolle di terra, senza saperne il perché!”.

Occorre avere misura nel valutare i contesti, le proporzioni, le volontà, le opportunità e personalizzare fatti e situazioni, sempre occorre conoscenza e sapienza per giudicare atti, mostruosità, eroismi o vigliaccherie. Occorre guardare con occhi imparziali per evocare distanze, nel merito e nel conosciuto e magari provato o sopportato, per potere incidere epitaffi con verità e giustizia. Occorre sapere discriminare fatti e conoscenze, per divulgare verità ed averne memoria.

Nelle guerre non ci sono vincitori, pur se qualcuno impone ad altri il tacere, ma solo vinti e morti, ovunque e di ogni divisa, nelle guerre vince l’odio e perde la pietà, perdono tutti nelle dignità e nelle malvagità, pur di divise differenti, perdono i valori umani e le virtù, vincono le bestialità e le crudeltà, sempre e sotto ogni camicia diversa per stoffa, foggia e colore. Queste le ragioni affinchè non si combatta mai più, poichè sul campo restano persone dentro divise che magari odiano od amano, magari costretti, e  quelli rimasti in piedi accampano la ragione e la pretendono, o la impongono. Sono però quelli sdraiati che testimoniano il fallimento dei vivi, sempre, ovunque.

Le croci su campi assolati, le campane che suonano a rintocchi, sono i segnali immortali di tali fallimenti. Tali suoni o simboli sono per tutti quanti noi, che se non ne conosciamo né apprezziamo il valore, il monito, se solo osserviamo tutto ciò distrattamente, allora non siamo, e se ancora non sappiamo vedere oltre i simboli od i suoni, allora di certo siamo nulla del nulla che siamo. Quelle valige di pelle, insegnano a tutti che hanno solo un mittente, con destinazione di una vita a perdere, unica ed irripetibile, meritano allievi o scolari attenti, non maestri supponenti.

tullio valerio mazza 

Sguardi muti che fisseranno in eterno i vostri vergognosi ed infami soprusi all'Umanità

Sguardi muti che fisseranno in eterno i vostri vergognosi ed infami soprusi all’Umanità

Non so se questa considerazione fosse la peggiore umiliazione subita, ma di certo quella della quale me ne parlava più spesso e con un tale rammarico da rendere trasparente un sentimento ostile e di biasimo. Dopo la fine della guerra, noi prigionieri redivivi, con quarantasei chili di ossa e di pelle da riportare a casa, senza forze, senza mezzi, senza indirizzi e mezzi nudi non avevamo la percezione, la opportunità di scegliere cosa fare e neppure come fare e come, per ritornare a casa. Ognuno di noi cercava gli amici rimasti, cercava italiani superstiti e notizie da tutti di come si potesse ritornare ed intanto cercavamo di sopravvivere. Finalmente nel 1946, quasi un anno dopo la fine del supplizio, furono dati i comandi per il nostro rimpatrio dalla zona tedesca vicina alla francia (f minuscolo è voluto) del campo di prigionia. Raccogliemmo il niente che avevamo, io avevo nascosto in una valigia alcune cose che avrei desiderato portare a casa con me, dentro ad una tomba di un piccolo cimitero, come altri del resto. Percorremmo strade a piedi, in treno, poi ancora a piedi ed in treno, poi ancora con ogni mezzo che trovavamo, fino a che i francesi non decisero di scegliere per noi un treno e per i bagagli un vagone stipato di tutte le nostre cose con i nostri nome scritti con un gesso bianco. Ad un certo punto, sganciarono quel vagone e tutti i nostri averi, ricordi, rimorsi, memorie, dolori, pianti, percorsi e ricordi di vita sparirono lontano con quel vagone che guardavamo piangendo. Valerio, i pez l’è stae i franzois, is ha port vi parfina i bdoc c’avimi, da gnent ca simi. I peggiori sono stati i francesi, che hanno rubato a spettri di quarantasei chili, perfino i pidocchi e gli insetti che avevamo nutrito, i peggiori sono stati gli ultimi: i francesi

Molti di voi mi chiamano al telefono o messaggiano privatamente le loro curiosità sul perchè mi ostini ripetutamente a parlare del passato recente, raccontando vicende private e familiari.

Il particolare a volte comprende il generale, così come il generale è fatto di innumerevoli particolari.

Il confronto tra di noi e la conoscenza dei dettagli arricchiscono ognuno di noi di valori, aspetti, opportunità che resterebbero oscurati ed ossidati, se dimenticati o tenuti celati.
Non amo particolarmente chi ci è stato ostile o bastonatore, senza redenzione o ricadute di stile e comportamenti…pertanto vi rispondo con queste vicende familiari, che spero siano sufficienti e chiare a togliere dubbi e ragnatele ai pensieri di qualcuno….
tullio valerio mazza

La politica vive,per consensi, solo di interessi di parte 
LA RAGIONE INVECE VIVE DI CONSENSI per interessi comuni (tvm)

come certe giornate di nebbia dove la mente non è limpida e subisce il tempo…www.immaginienonsoloparole.it 

 the fog
PACE AMICIZIA RISPETTO poster for the people
poster for the people   nest, safe haven for all     PACE AMICIZIA RISPETTO IMG_5626.JPG Nella vita colleziono parole, poiché solo attraverso il dialogo si estende il sapere che genera il capire. Mediante la conoscenza si acquisiscono le opportunità per esercitare l’unica facoltà che ci rende Uomini : la TOLLERANZA. Solo attraverso di essa il sapere ed il capire creano amicizia, mai si giudica il prossimo e non si è nemico di alcuno. Solo l’ignoranza produce giudizio, ostracismo ed inimicizia. Grettezza e presunzione indegne compagne della stoltezza. Affetto e Sapienza gemelle della Tolleranza, degne compagne del nostro viaggio per le strade del mondo e della nostra vita. Insegnatemene ancora… il doc nodVORREI conoscere tre parole in qualsiasi lingua conosciuta  aiutatemi  a costruire un poster per tutti i paesi del mondo affinchè  le persone possano parlare e conoscere questa stessa lingua                                          PACE AMICIZIA RISPETTO
 Say PACE is not giving up the fight or waving a white flag as a sign of yield … but imposing a defeat on those who choose the war.
Say PACE means waving the VICTORY flag that feeds life and perpetuates.
Say PACE means imposing the defeat to deathcome on tullio valerio mazza
Say PACE means to pronounce the most precious word that exists and that manages to transform everyone’s time into life.
www.immaginienonsoloparole.it
Dire PACE non è rinunciare alla lotta o sventolare una bandiera bianca in segno di resa…ma imporre una sconfitta a chi sceglie la guerra
Dire PACE significa sventolare la bandiera della VITTORIA che alimenta la vita e la perpetua.
Dire PACE significa imporre la sconfitta alla morte
tullio valerio mazza
Dire PACE significa pronunciare la parola più preziosa che esiste e che riesce a trasformare il tempo di ognuno in vita.

   come un nido, rifugio sicuro per tutti   www.immaginienonsoloparole.it
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 tulliovaleriomazza.blogspot.com      pace, amicizia, rispetto, fertilizzanti non veleni

VORREI CONOSCERE UNA PAROLA IN OGNI lingua DEL MONDO UN POSTER CHE PUBBLICIZZI LA PACE LA TOLLERANZA L’AMICIZIANella vita colleziono parole, poiché solo attraverso il dialogo si estende il sapere che genera il capire. Mediante la conoscenza si acquisiscono le opportunità per esercitare l’unica facoltà che ci rende Uomini : la TOLLERANZA. Solo attraverso di essa il sapere ed il capire creano amicizia, mai si giudica il prossimo e non si è nemico di alcuno. Solo l’ignoranza produce giudizio, ostracismo ed inimicizia. Grettezza e presunzione indegne compagne della stoltezza. Affetto e Sapienza gemelle della Tolleranza, degne compagne del nostro viaggio per le strade del mondo e della nostra vita. Insegnatemene ancora… il doc nod

La storia è fatta di storie, più ne sai, meglio la conosci
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PACE AMICIZIA RISPETTO
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I want to know three words in any language known 
PEACE FRIENDSHIP RESPECT 
help me to build a poster for every country in the world so that people can speak and understand the same language

 

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Quiero saber tres palabras en cualquier idioma conocido 
PAZ AMISTAD RESPETO 
me ayudan a construir un cartel para todos los países del mundo para que la gente puede hablar y entender el mismo idioma

Je voudrais connaître trois mots dans chaque langue connue 
AMITIÉ PAIX  RESPECT 
aidez moi à construire une affiche pour tous les pays du monde afin que les gens peuvent parler la même langue
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Ich möchte drei Wörter in jeder Sprache bekannt
PEACE FREUNDSCHAFT  BEZUG 
wissen mir helfen, ein Plakat für jedes Land der Welt zu bauen, damit die Menschen zu sprechen und dieselbe Sprache verstehen kann,
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Я хочу знать три слова на любом языке известна 
МИРА ДРУЖБЫ ВОТНОШЕНИИ
помочь мне построить плакат для каждой страны в мире, чтобы люди могли говорить и понимать на одном языке www.immaginienonsoloparole.it
AFRIKAANS vrede, vriendskap, respek
ALBANESE paqe, miqësi, respekt
ARABO  السلام من الصداقة
ARMENO խաղաղություն, բարեկամություն, հարգանքը
AZERO sülh, dostluq, hörmət,
BASCO bakea, adiskidetasuna, errespetua,
BENGALESE শান্তি, বন্ধুত্ব, শ্রদ্ধা
BIELORUSSO свет, сяброўства, павага 
BOSNIACO mir, prijateljstvo, poštovanje
BULGARO мир, приятелство, уважение
CATALANO la pau, l’amistat, el respecte
CEBUANO kalinaw, panaghigalaay, pagtahud
CECO Míru, přátelství VE VZTAHU
CHICHEWA MTENDERE, UBWENZI, KULEMEKEZA
CINESE 和平,友谊,尊重—-和平,友誼,尊重
COREANO 평화, 우정, 존중
CREOLO HAITIANO  Viv ak kè poze, amitye, respè
CROATO  Mir, prijateljstvo, poštovanje
DANESE fred, venskab, respekt
EBRAICO  שלום, ידידות, כבוד
ESPERANTO  Paco, amikeco, honoro
ESTONE Rahu, sõprus, a
FILIPPINO kapayapaan, pagkakaibigan, paggalang
FINLANDESE Peace, ystävyys, Respect
FRANCESE  Paix, amitié, respect

Say PACE is not giving up the fight or waving a white flag as a sign of yield … but imposing a defeat on those who choose the war.
Say PACE means waving the VICTORY flag that feeds life and perpetuates.
Say PACE means imposing the defeat to deathcome on tullio valerio mazza
Say PACE means to pronounce the most precious word that exists and that manages to transform everyone’s time into life.
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Dire PACE non è rinunciare alla lotta o sventolare una bandiera bianca in segno di resa…ma imporre una sconfitta a chi sceglie la guerra
Dire PACE significa sventolare la bandiera della VITTORIA che alimenta la vita e la perpetua.
Dire PACE significa imporre la sconfitta alla morte
tullio valerio mazza
Dire PACE significa pronunciare la parola più preziosa che esiste e che riesce a trasformare il tempo di ognuno in vita.