Et voilà…BOLOGNA. Le Torri Asinelli Garisenda, Re Enzo, Nettuno, San Petronio, Piazza “Grande”.

Et voilà…BOLOGNA. Le Torri Asinelli Garisenda, Re Enzo, Nettuno, San Petronio, Piazza “Grande”.

Et voilà…BOLOGNA. Le Torri Asinelli Garisenda, Re Enzo, IMG_7792Nettuno, San Petronio, Piazza “Grande” Maggiore.

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Due passi nel centro del cuore di Bologna, città dei miei studi giovanili ed universitari, quando per gli incontri in Piazza Maggiore noi dicevamo “Piazza Grande” o sui gradini di San Petronio pensando in grande, ECCOMI ..et voilà… allargando le braccia trattenendo il Mondo. Quante volte abbiamo bivaccato, gironzolato, sulla gradinata di San Petronio oppure sotto i portici del Palazzo Re Enzo, oppure perduti nelle viuzze medioevali ad ascoltare il dialetto dai “veri” Felsinei, da lù lè , un lui , agli epiteti e discussioni con un sempre “passi lunghi e ben distesi et capèè ?” quando qualcuno aveva ecceduto con il bicchiere amicale di inconsueta misura ed orario. Mi hai capito bene? Poi da lontano chi non aveva partecipato ad alcuna discussione aggiungeva a proposito dei passi ..e mi-su-ra-ti…con il classico gesto della mano ripetuto che allontana e si perde nel ritmo di scansare qualcosa. Era un parlare amico, inconfondibile che oggi fatico a ritrovare, ma che ho amato ed amo e non dimentico. Era ancora una vita da “cinein” o da “cinno”, ragazzino per chi non conosce questa lingua dialetto. Non eravamo ancora cresciuti “dentro” pur nella statura da adulti. Avevamo speranze di un futuro migliore per tutti, tutti quanti noi. Avevamo sogni. Un futuro ancora tutto da scrivere, da sperimentare, da costruire, ma quei passi in Piazza Ravegnana, sotto le Torri, con quello sguardo del Santo Petronio che ci osservava di sottecchi, sornione, allusivo, benedicente e non, di noi e di tutti a me suscitava simpatia ed un senso di benevolenza. Una sosta non era fermarsi a guardare, era trattenere il tempo nel sorriso benevolo di occhi stupiti, ancora sognanti e puliti, impavidi, tenerissimi. Poi da sotto al Pavaglione lo salutavo con un ultimo sorriso appena accennato e ci dirigevamo spediti verso la Piazza. I miei passi di allora certo erano più agili e svelti rispetto a quelli di oggi, ma ancora misurano nello stesso modo gli stessi percorsi, gli stessi gradini, le identiche soste. Il viso sempre all’insù sotto i portici incredibili del Palazzo Re Enzo. Solo gli sguardi, i sorrisi accennati del cuore, gli occhi vedono ed interpretano in altro modo pur se le cose, case, altro, sono sempre le stesse ed al loro identico posto. Nutro rispetto per “l’allora”. Ripercorrendo oggi, le medesime vie di ieri, solo il cuore mi racconta altre fiabe che oramai la testa ha sostituito riempiendo di altro ogni spazio, solo lui si riaccende alla vista che coglie nel particolare un dettaglio assopito, riportandolo alla vita, poichè mai morto del tutto, però che tempi, che tempo ! Ma queste sono altre storie per altre foto che ho, se vorrete le rivivremo  insieme ancora e chissà se ad altri ridesteranno analoghe opportunità.         tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it

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