Mangiare il gelato dopocena, in una corsa a tappe, per Marco

Mangiare il gelato dopocena, in una corsa a tappe, per Marco

Mangiare il gelato dopocena, in una corsa a tappe, per Marco 

Racconto autobiografico dedicato A MARCO PANTANI Quel sabato, si scalava il Terminillo, la prima impegnativa salita a riprova delle nostre possibilità di essere ancora forti. Eravamo alloggiati a Poggio Bustone, nei  pressi dei  “giardini di marzo”, con la sala da pranzo imbandita con tovaglie gialle, omaggio della sensibilità dell’oste, alla nostra squadra, in quel Giro d’Italia del 2003. Pomeriggio assolato, interminabile, con quel mio palpito di batticuore fuori soglia,  a salire con te Marco, per quelle rampe a me impossibili. Arrivasti leggermente staccato dai primi, insoddisfatto ed infelice per quella prova che tutti quanti attendevano, con la speranza di potere rivedere il pirata che eri. Restammo in silenzio, guardandoci negli occhi, cercando di capire ognuno di noi, i pensieri dell’altro, tacemmo ancora in quell’abbraccio di stretta forte che parlava per entrambi, ancora una volta, di affetti infiniti. La doccia, il massaggio, le telefonate di tanti, le strette di mano, un abbraccio ancora, la cena. Il tavolo rettangolare degli atleti, con a fronte le vetrate panoramiche, spezzava la monotonia dei nostri rotondi ed uguali, al centro dl salone, a dare le spalle a qualcuno. Ero seduto a quello dei fisioterapisti e meccanici, con la mia spalla sinistra che sfiorava la tua destra, quando al notiziario della sera, commentavano il tuo distacco dai primi e tu con la visiera abbassata sul naso, accigliato, cenavi ricurvo nel tuo posto di capo. D’un tratto, Roberto, con voce ferma mi chiede: “Ma tu, dottore, cosa ne pensi del Marco di oggi?. Una fucilata pattuita, a stimolare attenzione, nel silenzio di un momento preciso, questo suo fare da amico e combattente leale. Mi alzo, pongo la mano sinistra sul cappellino di Marco ad accarezzarne dolcemente il capo, sollevo il mio telefonino al cielo e dico: “Lo vedete? Ho ricevuto, questo pomeriggio, tanti incitamenti e complimenti, quanti mai, nella mia vita prima. Da parte di tifosi, amici, competenti e conoscitori del mestiere mio e di Marco, che azzerano ogni parola di quelle ascoltate in TV. Ve le riassumo in un concetto, questo: dottore a Lecce hai  iscritto un numero, oggi hai anche un corridore !!!   Certo, oggi voi avete pedalato insieme ed a fianco, del più grande scalatore vivente, poiché dopo anni di sofferenze e vicissitudini che conoscete, dopo tanta inattività, riuscire ad arrivare in fondo con il ritmo dei primi, tagliando il traguardo in punta di sella, con la voglia e la forza di dimostrare a tutti cosa significhi essere un Uomo che si misura con la propria statura di Campione, richiede una capacità unica ed assoluta, quella di essere Marco Pantani. Accarezzandogli poi, teneramente il capo, scorgevo sotto la visiera, una piccola smorfia in quell’accennato sorriso di assenso compiaciuto, avvertivo che era tornata la voglia in lui del pirata, poiché quella carezza che avvertivo sulla gamba che si faceva più forte, nella stretta delle  sue dita, insistita e dolcissima, mi avvertiva ed istigava a credere, che quella forza stava tornando impetuosa  a riempire i muscoli delle sue. Ragazzi, a dimostrazione della mia felicità, per ciò che voi, oggi, avete dimostrato, della solennità per il valore che ha questa vostra capacità atletica espressa, per la mia stima e fiducia nei vostri confronti, ho ordinato a premio, gelato per tutti !!!  La voce stupefatta di Fabiano, ancora pattuita in segreto, prima della  cena, che afferma: “Ma dottore, sai che i ciclisti, non possono mangiare il gelato dopocena, in una corsa a tappe”. Certo è verità, questa che dici, hai detto giusto, ma vale per i ciclisti, non per i campioni quali voi siete e che correte con un capitano ed un pirata qual’ è Marco Pantani !!! ed io, del resto, non sono normale. Sorrisero, sorrise, sorridemmo, avevo capito che sarebbe arrivato a Milano tullio valerio mazza  www.immaginienonsoloparole.it Racconto autobiografico dedicato A MARCO PANTANI

Eat the after-dinner ice cream, in a stage race, for Marco Pantani

Eat the after-dinner ice cream, in a stage race, for Marco Pantani

Autobiographical story dedicated to MARCO PANTANI On Saturday, the Terminillo was climbed, the first challenging ascent to prove our chances of being strong again. We were accommodated in Poggio Bustone, near the "march gardens", with the dining room laid out with yellow tablecloths, a tribute to the sensibility of the host, to our team, in that Giro d'Italia in 2003. Sunny afternoon, interminable, with my palpitation of heartbeat outside the threshold, to go up with you Marco, for those ramps impossible to me. You arrived slightly detached from the first, dissatisfied and unhappy by the proof that everyone was waiting, with the hope of being able to see again the pirate you were. We remained silent, looking into each other's eyes, trying to understand each one of us, the other's thoughts, we remained silent again in that embrace of close grasp that spoke for both, once again, of infinite affections. The shower, the massage, the phone calls of many, the handshakes, a hug again, dinner. The rectangular table of the athletes, facing the panoramic windows, broke the monotony of our round and equal, in the center of the salon, to give the back to someone. I was sitting at that of physiotherapists and mechanics, with my left shoulder touching your right, when the news of the evening, commenting your detachment from the first and you with the visor down on the nose, frowning, curved recesses in your place of boss . Suddenly, Roberto, in a steady voice asks me: "But you, doctor, what do you think of today's Marco ?. An agreed shot, to stimulate attention, in the silence of a precise moment, this his acting as a loyal friend and fighter. I get up, place my left hand on Marco's hat to gently stroke his head, lift my phone to heaven and say, "Do you see it? This afternoon I received so many incitements and compliments, how many, in my life before. From fans, friends, experts and connoisseurs of my profession and Marco, who zero every word of those heard on TV. I summarize them in a concept, this: doctor in Lecce you have entered a number, today you also have a runner !!!   Of course, today you have pedaled together and alongside, the greatest living climber, because after years of suffering and vicissitudes that you know, after so much inactivity, be able to get to the bottom with the rhythm of the first, cutting the finish line in the saddle point, with the desire and the strength to show everyone what it means to be a Man who is measured with his own stature of Champion, requires a unique and absolute ability, that of being Marco Pantani. Caressing then, tenderly, I saw under the visor, a small grimace in that smug smile of complacent assent, I felt that the desire in him of the pirate had returned, since that caress I felt on the leg that grew stronger, in the grip of his fingers, insistent and sweet, he warned me and instigated to believe, Guys, demonstrating my happiness, for what you have shown today, of the solemnity for the value that your athletic ability has expressed, for my esteem and trust in you, I have ordered a prize, ice cream for everyone! !! The stupefied voice of Fabiano, still secretly agreed, before dinner, which states: "But doctor, you know that cyclists, can not eat ice cream after dinner, in a race in stages". Of course it is truth, this you say, you said right, but it applies to cyclists, not to the champions you are and that you run with a captain and a pirate which is Marco Pantani !!! and I, after all, am not normal. Smiled, smiled, smiled, I realized that he would arrive in Milan tullio valerio mazza