MARCO PANTANI Il mio pirata: quegli auguri di fine anno www.immaginienonsoloparole.it

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[il mio pirata]       Quegli auguri di fine anno. tulliovaleriomazza.blogspot.com  
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Quegli auguri di fine anno.
Avevo lavorato con una gran bella influenza quell’ultimo giorno di dicembre del 1997, ma a fine pomeriggio, avvolto nella solita coperta da divano ero finalmente a letto. 
Un trillo amico ed abituale nel dopo cena mi avverte di una visita inconsueta ed inaspettata.  
Alla porta ci sono tre persone, tre amici che sapendo della influenza, sono venuti personalmente a rendermi solidarietà ed affetto, a cucire e rinsaldare un rapporto umano e professionale. Ho la febbre a quaranta, ma accomodatevi, non stiamo vicini, apriamo un poco le imposte e prendiamo un caffè. Grazie che siete venuti di persona, vi voglio bene. Lo sappiamo. Entrano. Quasi contemporaneamente, un ragazzino del piano di sopra, un nipote che da sempre ha amato lo zio, riamato,  come al solito, prima di coricarsi, entra per la solita visita di cortesia, si guarda attorno, saluta, corre in cucina dalla zia esclamando: ZIA, SAI CHI C’E’ DI LA’ ?. Mia moglie da sempre abituata alle omertà che rendono il mio  lavoro un qualcosa e la vita privata un’altra, con la consapevolezza di persona intelligente e come sempre senza confuse ed inadeguate interferenze, senza mentire risponde, chi c’e’ ?. MA ZIA, NON LO CONOSCI, C’E’ MARCO PANTANI ED ALTRI DUE CHE NON CONOSCO, guardando la zia confuso ed incredulo, con lo stesso sguardo felice, ammirato, consenziente, comprende gli imbarazzi di tutti e fingendo di temere per il contagio, saluta garbatamente, augura ogni bene a tutti, risale le scale e  con questo ricordo nel cuore vive ed ha vissuto fino ad ora il tempo con un sorriso benevolo ed entusiasta. 
Felice per un incontro che anche altri avrebbero desiderato e potuto raccontare ai giovinetti compagni di scuola. 
La conversazione anima ricordi, scivola su dettagli tecnici, particolarità sportive, atteggiamenti e preparazione atletica, cose fatte e da fare, errori commessi e nuove aspettative,criticità,  rapporti con la stampa, con i desideri, si confonde con i sogni di quella gloria terrena alla quale ognuno ambisce, per il talento ed i talenti che ognuno riesce a spendere meritandola, guadagnandosela nel rispetto e nell’ ammirazione di tutti, con le proprie forze. 
Ho sempre suggerito cose sulle quali  Marco meditava, rifletteva, sperimentava, per decidere poi Lui solo, con quella caparbietà e risolutezza che ne hanno ingigantito oltre ogni limite le qualità sportive e per mè anche quelle di UOMO.
 Onorato di essergli ancora amico.
Era trascorso un tempo, molto tempo, tanto che dalla finestra entrava aria fredda che consigliava di mettere i cappotti, dai telefonini di tutti si udivano trilli ripetuti ed insistenti, tanto che Marco veniva sollecitato dai compagni a raggiungere “ gli altri “ per la festa di fine anno.
LASCIATE CHE SUONINO, LASCIATE CHE ASPETTINO, LORO POSSONO ATTENDERE, NOI FACCIAMO ANCORA UN ALTRO PO’ DI COMPAGNIA, AL NOSTRO DOTTORE CHE PER LA PRIMA VOLTA HA BISOGNO DI NOI !!!                Facciamo qualcosa noi per lui, che lo merita
Questa frase è riaffiorata spesso negli anni della mia vita, nei momenti dove certe ingratitudini sovrastano gli impegni, le difficoltà, le delusioni comportamentali del mio prossimo, le disattenzioni e grettezze comportamentali, ne sono sostenuto ed ogni volta commosso, AMMIRATO, grazie Marco. Questa tua generosità, questa tua sensibilità, questa tua raffinatezza, meriterebbe tanto oltre la mia riconoscenza, ti auguro per quello che sei, per quello che vali, per ciò che meritano queste tue attenzioni, di vincere il Giro ed il Tour, contemporaneamente, come i più grandi campioni del nostro ciclismo, ne hai le doti fisiche e per farlo anche quelle morali. SEI NEL PIENO DELLA TUA MATURITA' SPORTIVA, PROVACI. Sono con Te, Ti resto accanto, Tu puoi riuscire. Questo con una stretta di mano, il mio auspicio per il nuovo anno.
Il 1998 lo vide sui gradini più alti dei podi di Milano e Parigi. 
Ogni fine anno tentenno prima di uscire a festeggiare quello nuovo, vorrei avere fermato il tempo a quel 31.12.1997, ma mi è consentito solo dai ricordi, dalle emozioni che si rinnovano ogni volta che muovo e tocco verso persone amate che sanno, il calice con le bollicine, fingo che siano evaporate nelle narici a produrre lacrime, ma non è vino che scende dagli occhi, il sapore è di sale come la materia che condisce la vita, anima i ricordi, li addolcisce e la fà amare una volta di più.   
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   tullio valerio mazza