Fausto si era da poco brillantemente diplomato

Fausto si era da poco brillantemente diplomato

Fausto si era da poco brillantemente diplomato

 Racconto di vita e di sogni di tullio valerio mazza  Fausto si era da poco brillantemente diplomato in ragioneria ed iscritto alla Facoltà di Economia nell’Ateneo Petroniano di via Zamboni ed io pure a quella trafila di molti per andare e venire da Bologna in treno ad ogni ora e “stormir di fronda” per conseguire quell’agognato e sospirato “pezzo di carta”. Fausto lavorava con capacità e contemporaneamente studiava con profitto, un merito ed una qualità rara e non comune se accompagnata pure dalla stima e dal rispetto, di azienda e professori. Io mi dividevo tra la militanza politica attiva e rappresentativa e la aule di via Belmeloro ed Irnerio, talvolta pure di via Barberia, un andirivieni sconnesso che faceva traballare un poco il profitto e quella pazienza dei miei genitori che pur amandomi, desideravano anche per il loro amor proprio, facessi scelte più radicali e nette verso la frequentazione scolastica. In questo contesto ed impegni, la consueta condivisione amicale con Fausto, l’amico da sempre, si era diradata, purtuttavia in quelle rare occasioni di ripercorrere in senso antiorario e metodicamente, sistematicamente ed a memoria, i nostri passi rasenti la cancellata della Casa Pascoli, uno dopo l’altro a calpestare ripetutamente quelli di prima, ad uno di noi, non ricordo chi per primo accese quella luce, ed in quale tratto, venne un’idea sul futuro del nostro paese. “ E se costruissimo un museo della calzatura, con tutti gli arnesi vecchi e nuovi, le forme, le scarpe, le manovie ed i banchetti, le storie della storia, tutto ciò che potremmo racimolare nelle cantine e nella memoria della gente, dei ciabattini di San Mauro ?”. Poi, a raffiche terrificanti, mitragliandoci la fantasia,  ogni altra considerazione possibile ed intuibile sulla realizzazione, magari  in una vecchia fabbrica, idee innumerevoli con le quali ci inondammo testa e cervello, quasi come se avessimo già realizzato e costruito una straordinaria, magnifica e fruibile Torre di Babele inimitabile. Analizzavamo prospettive economiche, turistiche, arricchimenti sociali e personali, divulgazione di cultura e sapere, storie del nostro paese, personaggi, fatti, evoluzioni, sofferenze, capacità, orgoglio di essere e di appartenere, insomma un coacervo insuperabile di tantissime cose racchiuse per tutti in un MUSEO DELLA CALZATURA DI SAN MAURO PASCOLI, LA CAPITALE MONDIALE DELLA SCARPA DA UOMO E DA DONNA , INSUPERABILE MAESTRIA DI ARTIGIANI ARTISTI NATI QUI’. Ci dilungavamo spesso nell’arricchire una tale idea, pensavamo di annettere uno showroom di mostra e vendita del vecchio e del nuovo, di vintage e non, un outlet, azioni di lavoro dal vivo, documentari, foto, materiali, senza dovere rinunciare a mostrare e vendere le nostre preziose creazioni. Pensavamo di aggiungere pure una scuola per “talenti”, di modellismo, creazione, inventiva, materiali, idee, qualità di ogni genere per sviluppare ed estendere il magnifico della tradizione esistente. Pensavamo…proponemmo tali opportunità ai “maestri” che in quegli anni di boom economico e sviluppo irrefrenabile investivano in ateliers in ogni angolo di mondo ed a nessuno l’idea di poterlo fare anche sotto casa, se non nei sottoscala dei loro magazzini o laboratori, permanentemente anziché a gettone negli hotels milanesi, con un indotto pubblicitario e veicolo economico inimmaginabile ma intuibile. Tutti coloro che contattammo ci dissero: “io non metto le mie scarpe vicino a quelle di…non vi posso aiutare”, da un’altra sponda più a me vicina: “non guadagnano abbastanza…li vuoi pure agevolare, eventualmente noi investiamo per i lavoratori”, altri non scartarono l’idea in sé,  prevalse invece,  purtroppo un egoistico atteggiamento di presunzione e chiusura domestica e non di campanile. Uno degli innumerevoli fallimenti e delusione dei miei, nostri, sogni di allora…per quel tempo. In altre città del mondo però, realizzarono ed estesero tali nostre idee, in altri e con altre capacità collaborative, presero il sopravvento sulle produttività solo immaginative e creative, rendendo il fallimento delle idealizzazioni  mie e di Fausto, in idee di case vere e fruibili, un regalo straordinario fattoci da sconosciuti, lo ritengo ancora oggi, oltre che merito loro anche un omaggio alla nostra fervida immaginazione. Eravamo troppo avanti o troppo indietro e fuori tempo noi due, troppo indietro gli interessi ed i tempi di allora o non abbastanza maturi per sovrapporre entrambe le condizioni, forse di tutto un pò. Ora le cose sono cambiate e qualcosa di utile ed importante, nel novero delle nostre idee giovanili e per il merito di altri, è stato realizzato positivamente e sapientemente. Vivono fatti ed opportunità che avvicinano la realtà di oggi, ai nostri sogni di ieri, ma tempo ne è corso e tanto.  Bello e godibile anche per me visitare e vedere luoghi e realizzate strutture similari, vicine e lontane da casa, che esprimono e traducono con fantasiose creazioni sociali i pensieri giovanili di quei ripetitivi passi in senso antiorario intorno alla nostra casa di tutti di due ragazzi che si esercitavano a crescere. Pertanto non ho ancora risolto i dubbi sulle modalità e tempistiche attuative, su alcune realizzazioni postume, se eravamo troppo avanti o troppo indietro noi, se la fantasia era solo fantascienza o questa era premonizione, se tali proposizioni fossero o rappresentassero irriverenze ad una ragione comune, se solo manifesto coraggio dell’incoscienza o stupidaggini da esorcizzare per piccole invidie personalistiche o semplicistica non lungimiranza o dabbenaggini da neofiti, dubbi e fantasie alle quali  ancora  penso e pertanto le descrivo, le soffro e le vivo tuttora e tu pure, da gentile e sapiente persona del fare, ci pensi ancora ed ancora  le sogni, che si possano realizzare compiutamente e magari estenderne i contorni con altre facoltà, menti  ed opportunità, carissimo  Fausto?. Ci siamo arricchiti di tempo, qualcosa si è smosso e spero si incrementi, ma ancora non vedo ma sogno tutte quelle cose per tutti. Ad majora, amici cari, di sogni ne ho fatti altri ed altri ancora, per arricchire questo nostro angolo di paradiso, vi disturberò ancora, appena sveglio, siatene certi. tullio valerio mazza Buone notizie in arrivo, poichè alcuni sogni sono soddisfatti, finalmente altri ancora in via di realizzazione ed altri ancora non del tutto svaniti o perduti. MUSEO DELLA CALZATURA DI SAN MAURO PASCOLI, LA CAPITALE MONDIALE DELLA SCARPA DA UOMO E DA DONNA , INSUPERABILE MAESTRIA DI ARTIGIANI ARTISTI NATI QUI’  Gli abbiamo fatto le scarpe racconto tratto da una esperienza di vita immaginaria tullio valerio mazza

“Gli abbiamo fatto le scarpeee, gli abbiamo fatto le scarpeee”, la voce gioiosa e sincopata di crispino, l’amico di sempre, “te l’avevo detto NO?”. Mi allunga la mano, un abbraccio, un saluto cordiale, un sorriso, ricambio: grazie crispino hai come sempre preso misure adeguate di quelle scarpe confezionate per tutti, a quelli là poi stanno tutte a pennello, proprio un gran bel lavoro, bravo, grazie, buon cammino umile quanto generoso ed operoso protettore dei lavoratori e del lavoro onesto,      ti voglio bene. Lo so, la risposta con quel piccolo accennato singulto nella voce di mite tessitore del fare, tanto da renderlo quasi umano nella sua camminata verso  quel dignitosissimo quanto defilato deschetto vicino alla porta, pieno zeppo, di lesine, pece, spaghi, vaschette, pennelli, chiodini, trincetti, pietra pomice, mastice, forme, martello, suole, tomaie, borchiette, forbici, rivetti,  scatole di patina, di cera, cerniere, tacchi, tacchetti, sopratacchi, spilli, gessetti, pinze (al muieti) e quegli inconsueti ed immancabili chiodini (siveli) trattenuti sapientemente tra le labbra e tanto altro di affastellate cose in una loro logica di un tale perfetto  disordine con ordine. Con tutto intorno, immancabile, quello strano accattivante odore di mastice fresco e di cuoio trattato a profumare persistentemente la stanza del circolo e quel grembiule rattoppato con una suola sul petto a proteggerne il cuore e l’anima!!! Sublime crispino c’è pure il mio che ho lasciato e mai dimenticato sul tuo esondante banchetto ed infinite grazie per averci fornito l’opportunità di proteggere ed accudire, rivestire magistralmente quei piedi che ci consentono di arrivare lontano od alla cima di qualsiasi meta con solo poche ferite. Ma quella tua evocazione, “gli abbiamo fatto le scarpeee” risuona ancora   nelle orecchie mie e di tanti nell’osservare “quelle” di  “quelli” imbronciati laggiù, travolti dalle elezioni appena passate…sono meglio di un vestito nuovo, anche se hanno maldestri annodato le stringhe un poco a sghimbescio, ma tu bravo, anzi artigiano impareggiabile a te un eterno, sincero, affettuoso,grazie!!!

                                               tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it