CLANDESTINO UN GIORNO #RESPECT

CLANDESTINO UN GIORNO #RESPECT

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CLANDESTINO UN GIORNO #RESPECT racconto di vita di tullio valerio mazza  

Non esistevano ancora gli smart phone attuali, quando all’ora di cena, ricevetti quella telefonata dal dirigente della assicurazione. “Dottore, si prepari in fretta, dobbiamo trasportare una cittadina britannica a casa, è atteso #all’aeroporto di Rimini nel più breve tempo possibile”. “Stavo cenando, ma va bene, prendo la borsa, un documento e tra meno di venti minuti sarò là, non riservatemi un parcheggio, mi farò accompagnare da mia moglie, grazie per il lavoro”. Fui ricevuto da alcuni funzionari di polizia, reggenti ed autorità aeroportuali, che mi illustrarono il caso medico e le opportunità giuridiche del trasferimento. Brevemente, una signora era stata ricoverata presso l’ospedale Infermi, per fatti importanti di salute mentale e per avere manifestato atteggiamenti comportamentali tali da recare offesa a codici e persone. Il marito aveva categoricamente rifiutato, ogni tipo di cura sedativa e pure espresso il diniego a qualsiasi trattamento sanitario, non ritenendoci all’altezza della situazione. Qualcuno mi presentò del caso, le problematiche legislative e regolamentari che mi avrebbero consentito di esercitare il mio operato in forma di sola osservazione ed accompagnamento, pur se minacciato seriamente od aggredito tangibilmente. Avrei avuto #mani legate comunque…ma non dovunque…dunque chiesi ragione della necessità della mia presenza e proposi un gendarme meglio attrezzato dal punto di vista fisico a sostituirmi. “No, caro dottore, il comandante ha espresso la necessità che un professionista, rediga un impegno scritto attestante la innocuità della signora al resto dei passeggeri ed al volo stesso. Non partirà, fino a che ciò non accadrà". "Devo assumermi delle enormi responsabilità, rendere testimonianza di capacità operative, ma prevedere il futuro comportamentale della “paziente” durante il volo, senza poterle somministrare neppure un sedativo, non le sembra eccesivo?". “Nossignore ed a tutto c’è rimedio...”. Intanto l’aereo, pieno di passeggeri attendeva una risoluzione, il comandante, paziente impaziente, pure. "Senza una cura io non mi assumo alcuna responsabilità e ritorno a casa, comunicatelo al pilota". Arrivò una mediazione, mi fu suggerito di procedere alla preparazione della “cura“ sedativa per via iniettiva, da effettuarsi #fuori dalla giurisdizione italiana, ma non ancora in quella dell’aereo, in una zona che credo di ricordare con il nome di #territorio di nessuno, dove valgono regole di necessità e sopravvivenza. Il marito fu trattenuto con uno strattagemma dentro i locali dell’aeroporto, la signora accompagnata da un portantino e da me seguita, fu posta oltre quella linea indicatami e senza battere ciglio, non visto da alcuno iniettai (forse), di getto, sotto la pelle, quel sonnifero. Firmai il verbale d’imbarco e chiesi due cuscini per la signora anglosassone, che fu fatta accomodare, barcollante e sostenuta dal personale dell’aereo ed in presenza del comandante, che mi sorrideva con un occhio socchiuso ed un cenno del capo, al posto vicino all’oblò, dal quale non si schiodò, neppure per aggiustare i capelli sul viso e sui cuscini e per tutto il viaggio. Dormì profondamente, con me al fianco sinistro e suo marito al mio, nei primi tre posti a fianco delle hostess, in quella #divisa a scacchi giallo-neri della #Monarch Airlines. Ricevemmo ogni sorta di attenzioni, cibo, bevande, sorrisi e ringraziamenti interfono da parte di tutto l’equipaggio e con menzione del pilota, per la professionalità e l’assistenza. Solo il marito mi tenne il broncio ostile, per quelle quasi due ore di volo, fino a #Luton, ma credo non abbia saputo mai, per quale alchimia o miracolo della sorte, sua moglie si fosse assopita così rapidamente e profondamente. Gli dissi che era per via della pressurizzazione della cabina e per l’aria iperossigenata, del repentino cambio di clima e dell’adrenalina consumata nelle diverse ore di “martirio” subito. La bevve, credo, ma non ne sarei del tutto certo.  Finalmente atterrammo, il marito scese per primo, la moglie sostenuta da due infermieri fatti salire appositamente, io per ultimo. Una grande ambulanza attendeva con uno stuolo di addetti, nel buio della notte illuminato dalle mille luci intermittenti e fissi, del mezzo in sosta sotto l'aeroplano. Nell’uscire, salutando cordialmente l’equipaggio, ascoltavo a tratti l’eco dell’interfono che consentiva  pure l’uscita agli altri passeggeri, anche per il mio lavoro, seguì un applauso scrosciante, che ho riascoltato spesso e con altro sapore, al termine di una qualsiasi altra #tratta di volo, negli anni a venire.  Appena messo piede sul cemento della pista, una gendarme, paratasi davanti ed allontanandomi dall'ambulanza, mi mise in mano un foglio relativo all’immigrazione con l’ammonimento; lei ha tempo tre giorni per regolarizzare la sua posizione di clandestino sul suolo britannico…al termine clandestino mi girarono decisamente attributi, “ma come, vi riporto a casa una vostra connazionale, in accordo e su sollecitazione di istituzioni di ogni genere,  vi faccio un favore enorme, e voi mi trattate con ostilità da clandestino?". Il mio inglese era tentennante, ma gli occhi fuori dalle orbite non erano per il sonno, e per fortuna non capì, mi fece accompagnare presso la direzione del comando…e quando regolai la posizione, era già quasi mattino. Mi accompagnarono in un #hotel a 5 stelle di una catena importante, dove all’accoglienza mi dissero: “Colazione alle nove, un taxi alle dieci la accompagnerà ad #Heathrow, dove sarà retribuito, pagherà le  tasse di lavoro e salderà ogni conto alla #Corona Britannica, good nigth doctor maza. “. Raggiunta la stanza, crollai sul letto, la mia adrenalina era già del tutto svanita. Il taxista, arrivò con un’ora di ritardo, all’interno di quella specie di furgone nero, mi informò che avrebbe pensato a me fino a dopo il check in, pagato ogni servizio, tasse e trattenuto per se il dovuto, mi avrebbe augurato buon viaggio, anche se…, anche se era annunciato uno #sciopero dei controllori di volo dei paesi continentali, beffardamente mi sorrise. Ricevetti una busta con i compensi per il lavoro, pagai tasse ed ogni altro servizio e mi avviai all'imbarco, salutandolo garbatamente e ringraziandolo, per il suo lavoro. Così era, una #hostess dell’Alitalia mi convocò in direzione per ragguagliarmi sul rientro, impossibile per i due giorni a venire. “Come vengo in GB, accompagno una persona malata, consento ad un aereo di #decollare da Rimini, pieno di turisti fancazzisti, ed io devo essere penalizzato per le ragioni di altri? Ma non esistono altri corridoi aerei per raggiungere l’Italia? “. Per oggi no, mi dispiace, vedremo di farla rincasare forse, domani. “Voglio parlare con il direttore dell’aeroporto, vantate una flotta aerea invidiabile, la menate sui piloti migliori di altri, aerei ci sono, altre rotte pure, io voglio ritornare a casa, aeromobile italiano od estero che sia”. Passarono diverse ore, da quella sfuriata, ma qualcosa si mosse, fui riconvocato. “Lei salirà sul primo aereo con rotta a Sud, signore, glielo assicurano le organizzazioni internazionali di controllo sui voli, non saprei però dirle quando”. Era già un passettino avanti verso casa. Non oltre due ore dopo, una mano mi battè sulla spalla e mi disse di presentarmi all’imbarco tale…ci trovai un altro italiano, un signore di Vicenza che avvisava la moglie del rientro fortuito e quasi immediato, al quale chiesi la cortesia, che attraverso la sua avvertisse pure  la mia, lo fece, lo ringraziai e lui me, sapeva tutto, passammo da un corridoio riservato polacco o serbo, credo. Scesi a Venezia San Marco, il nome dell’aereo Cristoforo Colombo, un segno del destino che non potevo non segnalare sorridendo a pensieri gentili, come il ricordo perenne di un atterraggio con quelle luci in mezzo al mare, diritte, accoglienti, convergenti, nel buio della laguna, mai così amata, pur amata da sempre. Non avevo bagagli che la borsa, scesi di corsa ed uscii rapidamente, con slalom tra i cani ed i gendarmi dei controlli, salii sul primo taxi che vidi e dissi: “Sono di Rimini, vorrei andare in stazione il più presto possibile..(sinteticamente raccontai la storia)..non sono ancora a casa, ma mi sento a casa, finalmente”.  Quell’uomo alla guida, prese a benvolermi, chiamò la sua centrale, chiese informazioni sui treni in arrivo ed in partenza, propose alla segretaria di informare le biglietterie e la direzione della stazione, del mio caso, del bene che avevo trasferito all’estero e di come noi italiani siamo capaci di distinguerci nel moltiplicare la solidarietà e la benevolenza, emuli tra noi ad essere migliori. Lui fece di più, uno sconosciuto che riesce nell’impresa di accompagnarmi ad un treno, un diretto per Lecce, in attesa sui binari che qualcuno salisse, biglietto pagato, corsa pagata, solidarietà aggiunta con quelle poche lire che mi chiese di conto, salendo al volo dalla porta tenuta aperta da un capotreno, fu un pilota di vita e di altruismo come tanti altri incontri, che mi permise di rientrare a casa, in Atam, per non disturbare il sonno di chi mi attendeva in casa, a tarda notte, anzi mattina presto. Fui felice, per tutto quanto accaduto e tanto di più per quella #busta piena di pound, che lasciai semiaperta, sul tavolo da cucina, a simboleggiare qualcosa di più che il frutto di un lavoro. Spesso ci penso, e mi dico: un clandestino? No, un viandante che incontra diverse solidarietà, lungo il cammino, come innumerevoli altri. Nessuno di voi si comporti come la gendarme, ma come il taxista. Ognuno di loro, come ognuno di noi, poteva scegliere di conoscere per fare, agire, proporsi, quindi comportarsi secondo merito, diritto e coscienza. Nessuno dimentichi il fatto che quando si incontrano occhi, questi non raccontano storie, pur avendole viste o vissute, le parole invece, si, usatele sempre per chiedere prima di parlare di vostro. tullio valerio mazza  #www.immaginienonsoloparole.it

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 Se ciò che consideriamo DIRITTI non sono generalmente condivisi, si generano quelle differenze che consideriamo PRIVILEGI tullio valerio mazza

Tengo un sueño Rimini, 18 Julio 2018 Tengo un sueño.. Me encantaria que el Premio Nobel por la Paz, fuera asignado y compartido equativamente entre todos los Blogeros y los ergonautas del web, que en cada frangente de su vidas han escritos palabras de respeto, solidariedad, paz confirmando interes pleno por los valores de las personas y satisfaciendo las necesidades de los que menos pueden. Que tal Premio sea enseguida devuelto a los jovenes de nacionalidades diferentes, testimonials de nuestras pasiones, ideales culturales y sociales por un entero curso de estudios, por una Becca, por un curso de universidad en materias socio-humaniatarias, a si que puedan llegar a un objectivo importante tal da difundir a todo el mundo. El premio Nobel por la Paz, a todos nosotros que cada día operamos en su nombre, para impedir conflictos en respeto y solidarizandonos con personas que quizas no se conozcan pero que comparton el mas bonito de los bienes, el Amor por La Vida, bien valioso y compartible bajo cada cielos y banderas. Compartimolos con amigos, traduzcamolos en cada idiomas, publicamolos como virale entre miliones de ser humanos. Tale ación si será viral, será visible a los Comisarios del Nobel, que podrán entender la importancia de este mensaje que tendrá un enorme valor cultural en cada rincon de la Tierra. Todos juntos representeremos la Umanidad que pudiera transformar un Mundo de conflictos en el Deseo de vivir en Paz. Por esto muy merecedores del Premio por la Paz. Lo recibiremos tomandonos por la mano, con gran felicidad i EN PAZ. Tullio Valerio Mazza Blogero Italiano Immagini e non solo parole Imagines y no solo palabras Rimini 18 juillet 2018 Je fais pousser un rêve Je souhaite que le prix Nobel de la paix soit décerné et partagé par tous les bloggeurs et les Argonautes sur le web, qui ont écrit des mots de respect, de solidarité et de paix en affirmant leur intérêt pour les valeurs de la personne et dans toutes les situations de la vie. pour répondre aux besoins de ceux qui peuvent le moins. Que ce prix soit ensuite donné à des jeunes de toutes nationalités, méritant des témoignages de nos passions idéales, culturelles, sociales, pour toute une gamme d'études, pour une bourse, pour un cursus universitaire en sciences humaines, afin de faire ils peuvent atteindre un objectif culturel important et extraordinaire, être diffusés et étendus à l'universalité du peuple. Le Prix Nobel de la Paix, à tous ceux qui travaillent tous les jours pour affirmer les principes et la solidarité, pour invoquer la PAIX et l'hostilité au conflit, au respect et à la solidarité des personnes qui ne se connaissent pas, aiment la vie, bien exclusif, inimitable et irremplaçable, mais partagé sous chaque ciel ou drapeau. Partageons-le avec des amis, sur nos sites web et les communications sociales, partout, ce message de rêve, traduisons-le dans toutes les autres langues, le publions et l'étendons à des millions d'êtres humains. Cette initiative, si elle a suivi l'engagement et l'engagement de chacun, ne restera pas cachée, au point que les commissaires pourront comprendre à quel point la valeur d'un tel engagement et message est grande et combien la valeur culturelle peut être acquise dans tous les coins du monde. terre. Tous ensemble, nous représenterons l'Humanité qui va transformer un monde de conflits, dans le désir de vouloir survivre en paix, sur la même parcelle de terrain, avec respect, solidarité. Par conséquent méritant d'être reconnu. Nous l'accueillerions comme joyeux, nous serrant la main, heureux, dans la PAIX. tullio valerio mazza immagini e non solo parole Rimini 18 luglio 2018 Coltivo un sogno Vorrei che il premio Nobel per la Pace, fosse assegnato ed essere equidiviso tra tutti i blogger e gli argonauti del web, che in ogni frangente della vita hanno scritto parole di rispetto, solidarietà, pace, nell’affermare interesse per i valori della persona ed a soddisfare i bisogni di coloro che possono di meno. Che tale premio sia poi devoluto a favore di giovani di ogni nazionalità, meritevoli testimoni delle nostre passioni ideali, culturali, sociali, per un intero arco di studi, per una borsa di studio, per un corso universitario in scienze umanistiche, al fine di rendere loro possibile il conseguimento di un traguardo culturale importante e straordinario, da diffondere ed estendere all’universalità delle genti. Il premio Nobel per la Pace, a tutti quanti noi, che si adoperano quotidianamente ad affermare principi e solidarietà, ad invocare la PACE e l’ostilità ai conflitti, nel rispetto e nella solidarietà di persone che pur non conoscendosi, amano la vita, bene esclusivo, inimitabile ed irripetibile, ma condivisibile sotto ogni cielo o bandiera. Condividiamolo con amici, sui nostri siti web e social comunicativi, ovunque, questo sogno-messaggio, traduciamolo in ogni altra lingua, pubblichiamolo ed estendiamolo a milioni di esseri umani. Tale iniziativa, se avrà seguito importante ed impegno di tutti, non resterà occultata, tanto che i commissari del premio, potranno comprendere, quanto grande sia il valore di un tale impegno e messaggio e quanto di enorme valore culturale possa essere acquisito in ogni angolo della Terra. Tutti quanti insieme, rappresenteremo l’Umanità che trasformerà un mondo di conflitti, nel desiderio di volere sopravvivere in pace, sullo stesso fazzoletto di terra, con rispetto, solidarietà. Pertanto meritevoli del riconoscimento. Lo accoglieremmo festanti, tenendoci per mano l’un l’altro, felici, in PACE. tullio valerio mazza blogger italiano immagini e non solo parole

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Respect and love BOLOGNA 2016/09/01, via San Vitale, 15.30, 5°C, 41°F, questo piccolo cane come compagno di vita di un mendicante. Top uomini e grandi uomini, autentico spirito di misericordia e di carità, un bellissimo esempio di civiltà e di umanesimo.  

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BOLOGNA 2016/09/01, San Vitale street, 15:30, 5°C, 41°F, this little dog as a companion of life of a beggar. top men and great men, true spirit of mercy and charity, a beautiful example of civilization and humanism.
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