C’era una volta un re, che abitava in un castello incantato

C’era una volta un re, che abitava in un castello incantato

C'era una volta un re, che abitava in un castello incantato

Tutti a letto bambini, che vi leggo una favola nuova    C’era una volta un re... generoso e giusto, che viveva felice in un castello incantato.  Arrivato all’età per scegliere una regina, mandò in cerca i suoi servi, della più bella e sapiente del reame.
Correva voce che in una qualche misera bicocca, vivesse un uomo buono, con due figlie gemelle, ricchezza e povertà i loro nomi, cresciute con cura e tenute lontane da una strega che le odiava per le loro trasparenti ed assolute qualità. Qualcuno diceva che la strega avesse fatto per loro un sortilegio cattivo. Il padre le aveva mantenute lontano dalla vita del borgo, protette, dove ogni giorno di più e con insistenza, si alimentavano le curiosità per la bellezza e la grazia dei loro comportamenti, per il loro straordinario sapere ed equilibrio, tanto che le voci di casa in casa, di città in città, giunsero fino alle orecchie di uno dei servi e di una strega che lo accompagnava nella ricerca ordinata dal re, con il proposito... In un altro villaggio sperduto dell’immenso reame, vivevano orfane della madre e del padre, due splendide gemelle, giustizia e sapienza, protette ed aiutate nel tirare avanti da una fatina buona di nome aiutina. La fatina era diventata vecchia ed aveva impiegato ogni sua risorsa nel crescere le due ragazze. Le aveva educate alle arti del sapere, conoscere, meditare, su ogni libro e storia che in quel tempo e per le capacità di aiutina era stato possibile e messo loro a disposizione. Ognuno al villaggio e pure da quelli vicini, per qualsiasi problema o controversia, si rivolgeva loro, per pareri e consigli o per dirimere ogni sorta di contrasti o necessità. I servi del re, sguinzagliati per ogni dove, avevano già individuato quelle terre del regno abitate dalle possibili, probabili, opportune future regine e vi si recavano con speditezza, guidati dalle voci e dalle rassicurazioni dei sudditi interrogati. Pochi però conoscevano anche che…in anticipo su tutti questi, una giovane avvenente fanciulla, di nome quantobasta, si era già recata al castello fatato. Così, in attesa delle altre pretendenti al ruolo di regina, impiegava il suo tempo nel confezionare il proprio abito da sposa. Un pezzo di tenda qua, un pezzo di tenda là, uno scampolo di tessuto, di cuoio, di ornamento, confezionava pure uno stivale e delle ciabatte…insomma si faceva un corredo con tutto ciò che le innumerevoli stanze arredate del castello, mettevano a sua disposizione e lei incessantemente e senza scrupoli, arricchiva così il proprio baule…ed aggiungeva così speranze di apparire migliore, agli occhi del re, di quanto non fosse realmente per qualità e capacità, per meriti propri...  In un’altra sperduta ed ormai dimenticata landa lontana, oltre i boschi frequentati ed i laghi, molto oltre innumerevoli lagune e paludi, circondata e resa ostica da monti impervi disseminati di grotte, caverne, anfratti, fiumi sotterranei e tanto altro di non conosciuto e mai visto, viveva una meravigliosa ragazza, signorina libertà, non bella, affascinante però, intrigante e di rara abilità, ad ogni istante riusciva ad interpretare il tempo solare, prevedere le intemperie e le riusciva perfino di predire le qualità e quantità dei raccolti. Non docile di carattere, cresciuta sotto le grinfie di una matrigna cattiva e pretenziosa, strega da sempre, la più feroce e maligna fattucchiera e megera, per dinastia e diritto morganatico, la più terribile ed odiata “fata del male” conosciuta, madame prigionia. Una belva umana che teneva in scacco con un terribile incantesimo la odiata figlia libertà…soggiogata ed in catene virtuali quella figliastra, sottoposta ad ogni crudeltà materiale ed affettiva, soffriva come poche altre persone al mondo. Aveva e viveva di sogni per se stessa e per altri e li custodiva gelosamente e segretamente dentro di se, con uno sforzo immane ed infinito. Aveva tenacia e forza, un carattere indomito e ribelle, ostinato e pertanto resisteva alle angherie della matrignastregamadre. Qualcosa di appena percepito, intuito, però le faceva ritenere che…  Intanto che il mago dei maghi era intento nel confezionare ed assecondare la maledizione per l’onere di fabbricare i secondi, i minuti, le ore…incessantemente e gratuitamente per tutti, sortilegio impostogli dal maestro dei maestri suo superiore, le abilità e le responsabilità, prerogative ed imperio, che per affrontare e spiegare tutto ciò, occorrerebbero diversi capitoli e divagazioni, pertanto a tale proposito, proprio perchè occorre tempo ulteriore, per descrivere il mago del tempo ed il mago dei maghi dei tempi, ci ritornerò su, più avanti…siate indulgenti, anch’io che vi parlo, pur avendolo gratuitamente, quel tempo mi viene contato ed in vari modi reso tale da essere restituito…Il mago dei maghi aveva avuto una relazione fugace, in gioventù, un peccato condiviso con…la strega regina delle magie più abiette e feroci e che aveva dato vita a due splendide gemelle, una delle quali…               Hei tu straccione, dove te ne vai così conciato e con quella specie di ragazza per mano, da dove venite e chi siete, dove siete diretti, chiese un servo all’uomo ricoperto di ciarpame e polvere che conduceva per mano quel fagotto di capelli fulvi, folti, intrecciati, lunghissimi e di una fibra mai vista prima a ricoprire pelle e nervi di origine indefinibile, di quello scricchiolante mucchio di ossa. E’ muta e sorda, non so da dove venga, non so chi sia, l’ho trovata in una grotta, mezza morta per il freddo, affamata e spaurita. La porto con me da anni, lontano da quella tana malsana di dove viveva, non abbiamo mete, vaghiamo, forse veniamo da posti a tutti sconosciuti, solo forse immaginabili, non conosciamo il passato e neppure il futuro, io ho gambe, mani, vista anche per lei, non sappiamo dove andare, ma camminiamo insieme verso territori che potremmo definire oltre. La nutro soltanto, lei mi accarezza gentilmente e talvolta sembra che pianga, tanto che dai suoi occhi senza luce sembra che il cielo rifletta il brillar delle stelle, non avevo visto mai fare buio alla luce e luce al buio, ad aggiungere luce alla luce, in modo così particolare e singolare. Ma non esiste altra creatura che senza vedere riesce a guardare oltre ogni mia possibilità e lo comunica con il pensiero. Non capisco come riesca, ma pure tu che mi sbarri la strada, che ti metti di traverso sulla sua avverti qualcosa che ti sposta e ti tira lontano, lasciandole il passo più certo e sicuro del tuo.  E’ proprio vero, dice il servo, mi sento spostare per cederle il passo, sento che vuole andare al castello… Per me è una persona magica, altro non so. Per compassione o comprensione, non saprei però capire la forza che mi trasmette e da dove derivi, quando con quegli occhi espressivi, pur ciechi ma pieni di luce, mi indica la via più sicura di un cammino che forse, mai ha conosciuto e chissà dove mi condurrà e perchè. Pur conducendola la sto seguendo dal primo istante del suo ritrovamento. Emana una forza difficile da comprendere, lei muta fa udire le voci, lei cieca indica la strada, non comprendo e la seguo, pur io che conduco e mi rende curioso, infinitamente ed indissolubilmente curioso, le sono legato. Ha solo un piccolo segno, tra i capelli, guarda, proprio vicino alla fronte, sembrano due ali bianche che disegnano un cuore a forma di drago, ecco osserva…proprio qui… Venite con me, seguitemi, vi porterò al castello, ci sono maghi, streghe, fate, elfi, forse qualcuno potrà darle un nome…forse, ma quel segno m’inquieta, mi intriga, mi scuote. Ho sentito parlare di una leggenda…ma la strada è lunga avremo modo di riparlarne, andiamo ora… I servi continuavano le loro ricerche per tutto il reame e come pattuito ed ordinato dal re, allo scadere dell’ultimo quarto di luna calante, il tempo utile per ritornare al castello stava ormai scemando pian piano, delicatamente ma inesorabilmente, come quella tenue falce che andava consumandosi fino a sparire…per lasciare soltanto una scia luminosa di stelle ad indicare e rischiarare il cammino di tutti. Zeppo all’inverosimile il castello incantato, brulicante di servi, sudditi, dignitari, maghi, streghe, fattucchiere, elfi, gnomi, fatine, postulanti, questuanti, borsaioli, eruditi, menestrelli, fanciulle aspiranti regine, ed ogni altra sorta di curioso viandante od interessato alle scelte del re…che già intanto aveva posato lo sguardo… Il primo a prendere la parola fu l’uomo buono che presentò le qualità e capacità delle sue due gemelle, povertà e ricchezza, magnificandone le doti e le straordinarie opportunità…ma il re con un cenno della mano le allontanò e rifiutò di promettere loro un regno in quanto gemelle dicendo così: se scegliessi l’una ci sarebbe pure l’altra, se avessi eredi da una ci sarebbero sempre pure altri ed opposti, ricchezza e povertà sono due facce dell’unica medaglia, non esiste l’una se non vive l’altra ed a nulla vale che qualcuna prevalga, ci sarà sempre una quota di sofferenza e per il mio reame non desidero che solo una opportunità, essere felici, non altro, via avanti un’altra!... Si autopresentò in pompa magna, quantobasta, agghindata, vestita, ricoperta di ogni tappezzeria ed ornamenti ripuliti e racimolati dalle e nelle stanze del castello che il re riconobbe, pur se di piccoli dettagli…il re la cacciò in malo modo, svergognandola pubblicamente…via via via, avanti un’altra!!! La fatina buona aiutina, presentò allora le fanciulle gemelle che orfane, le aveva cresciute nella misura di una vita adeguata, giustizia e sapienza, due grazie infinite del cielo che il re amò immediatamente… ma non avrebbe potuto sposarne che una soltanto, così per non fare torto ad alcuna, propose loro di restare a corte, ad occuparsi di ogni cosa che riguardasse il reame, al posto del re e ad interpretarne decisioni e voleri. Un privilegio che forse superava perfino i poteri e la stima di una sola regina. Amarono indissolubilmente entrambe il re e per tutta la loro vita, ed il re le stimò parimenti. Furono contente di potere fare vivere a palazzo pure aiutina, che ormai vecchia e stanca, fu per lei arredata un’intera ala del palazzo, con intorno un giardino fatato, dove ogni giorno cresceva ogni sorta di frutta, ortaggi, in ogni stagione, sorgenti di acqua limpida e cristallina, tanto da sfamare e soddisfare ogni esigenza del reame e lei regalava a tutti la propria felicità di sentirsi amata… utile, benvoluta, al pari delle gemelle che aveva cresciuto… Venne il turno di libertà, che colpì particolarmente il re, per quel fascino che intriga la mente, assai di  più che per la bellezza di forme esteriori, e fu quasi amore. La strega cattiva aveva nel sortilegio di quelle opportunità quasi irretito il re a sceglierla per regina, si fregava già le dita poiché sarebbe divenuta padrona assoluta del regno e malvagia qual’ era…chissà in quale futuro avrebbe attanagliato il reame. Il re la stava già scegliendo quando rimase con il fiato sospeso, interdetto poiché d’improvviso, tutto d’un tratto fece irruzione nella sala il mago dei maghi, il mago del tempo esclamando… Ascoltate tutti, aspetti sire, prima di scegliere ho qualcosa da dire. Vedete quell’uomo impolverato e dimesso che accompagna per mano quel mucchio di stracci, quella creatura cieca e sorda che vede e sente con l’anima meglio e di più di chiunque altra mai… guardatele il viso, accarezzatele delicatamente i capelli, scostateli delicatamente dalla fronte, noterete un segno, due ali bianche a forma di cuore che disegnano un drago… nacque gemella di libertà (eco di stupore degli astanti) frutto di un amore segreto che ebbi per sua madre, la malvagia strega matrignamadre che accompagna l’altra figlia gemella libertà. Alla nascita, ad una delle due facemmo un segno, non per distinguerle, ma per non alimentare due libertà diverse e nel frattempo pensare ad una soluzione, per poterne poi  riconoscerne le forme divenuta adulta, e la nascondemmo dove nessun altro avrebbe potuto trovarla e sacrificammo al buio ed al silenzio una delle due, affinchè nessuno di noi potesse annullare i poteri dell’altro o dell’altra, per rendere il tempo mai domo a fabbricare minuti e mai che il tempo però, potesse frenare il volere ed il potere della strega del male, sua e loro madre. Pagare il prezzo alla malvagità di un dominio mai definitivo… una colpa a preservare la vita di tutti, però. L’uomo che la tiene per mano è il mio maestro, a questo punto il mago fabbricatore del tempo si prostra in ginocchio ed aggiunge, è il maestro di tutti i maghi, streghe, fate, elfi, fattucchiere, gnomi, uomini, è il maestro dei maestri di tutti i maestri e quella ragazza che tiene per mano si chiama utopia, mia figlia. Lei è la sua sposa sire, pur cieca e pur sorda guidata ed assistita dalla gemella libertà al suo fianco, il cui destino è nel sortilegio fattole alla nascita, quello di non potersi sposare, per non sostenere ed incrementare il potere della madre e concedere a me di esserne figlio, pur padre. Così pago l’ossessione di una mia colpa e debolezza, la mia spina nel fianco, il mio tormento, a favore di tutti quanti voi. Scendevano lacrime dal viso del mago e pian piano prendevano forma di drago, di nuvole, di fiori, di vita che alimentava altre vite e popolava così un mondo di bellezza ed armonia, di ali bianche, come quelle del tatuaggio. Era il personale regalo di nozze al re ed alla figlia utopia che percepiva così con ogni palpito del cuore, il fluire di quel tempo scandito con sofferenza da quel padre che mai avrebbe potuto vedere, ma percepire si e forse più di ogni altra e superiore misura di chi vede, sente e vive senza il tatuaggio di ali e di draghi o forse senza neppure credere alla loro esistenza.  Gli occhi di utopia brillavano come non mai, scendevano lacrime infinite per tutto ciò che pensava di fare, di dire, si mescolavano in cielo a quelle del padre e producevano stelle, tante, ancora, altre, altrettante ed altre ancora… infinite, ad illumina-re il futuro cielo ed orizzonti per tutti… e pure oltre. Il re sposò utopia e come in ogni favola che si rispetti per tale, c’è un finale che recita…e vissero felici e contenti…tutti quanti ed al loro posto e funzione. Veramente vissero (loro) felici e contenti … per voi lo auspico gentili lettori, tanto che la fiaba contiene pure una morale, sulla quale ognuno di voi sbizzarrisca la propria interpretazione…la mia è già insita nella storia…la vostra probabilmente pure… e così si visse, anzi si vivrà (meglio vivrebbe) veramente felici e contenti… Ohh, i ragazzi dormono già…ne leggeremo ancora un altro capitolo domani sera…si è fatto tardi anche per me, buonanotte ragazzi, buonanotte mondo delle favole e soprattutto buonanotte a te, mondo di fuori, che ne hai più bisogno che noi, buoni sogni a tutti. Il bene produce solo il bene, nel male invece vive anche un poco di bene, riconosciamolo e coltiviamolo… saremo felici tullio valerio mazza  #A Natale regala un libro  www.immaginienonsoloparole.it   Ohh, i ragazzi dormono già…ne leggeremo ancora un altro capitolo domani sera…si è fatto tardi anche per me, buonanotte ragazzi, buonanotte mondo delle favole e soprattutto buonanotte a te, mondo di fuori, che ne hai più bisogno che noi, buoni sogni a tutti.

Il giuramento

Come le  piume vanno dove le reca il vento, le idee corrono verso ognuno di noi per essere coltivate ed estese, comprese, arricchite, confutate ed altrettanto divulgate o regalate. Oggi, 2 giugno, sono a Ravenna ad incontrare amici, estendere ed arricchire sentimenti, meditare sul passato per comprendere come arricchire “un” futuro ed a soffiare sul vento delle riflessioni. Passato l’eco delle fanfare ad inneggiare con enfasi alla Repubblica, il mio sguardo si sofferma su una lapide posta all’ingresso del Palazzo Comunale che cita il risultato elettorale con 88% a scelta repubblicana, straripante quel  2 giugno 1946 in questa città, senza emuli così elevati altrove. Singolare risultato politico per una città che resistette e sopravvisse per oltre mille anni come capitale di e ad  un impero romano  da cui trasse origine e lo perpetuò, che implose solo per la vittoria militare di Maometto II  a Costantinopoli, rifacendola Bisanzio. Ma ancora maggiormente significativa, per confrontare fatti ed idee per altri aspetti e diversi della politica attuale, una ispirazione a comportamenti e scelte, svoltato l’angolo a pochi passi: la tomba di Dante Alighieri. Un Uomo, fuggiasco, un profugo politico, rinnegato in patria, ribelle, cacciato da Firenze pena la morte, vive di carità e sopravvive altrove assaporando il sapore di quel sale, salendo e discendendo più volte e ripetutamente le altrui scale, come ebbe a scrivere con caratteri immortali tali sue amarezze e vicissitudini di vita da profugo, politico e culturale, come tanti oggi ed ancora. Analogamente e simmetricamente un altro esempio di altrettanta umanità che intreccia i passi sulle medesime strade, Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, fuggiasco e bandito, che ci ha lasciato e consegnato la gloria immortale del Rinascimento Rivoluzionario Risorgimentale che ha saputo ricucire le maglie sdrucite del nostro Paese, rifacendolo e chiamandolo ancora una volta  Italia. Sarà un tragico evento del destino soltanto che proprio qui, abbia pure lasciato sepolto l’affetto più caro, una testimonianza ed un monito, quello della moglie Anita con la quale ha condiviso Rivoluzioni e rivolgimenti politici e sociali in mondi differenti e distanti e pure la propria data di morte altrove significativamente nella giornata proprio del 2 giugno? Singolare ed alquanto particolare la nascita della Repubblica nella data della morte del suo principale interprete. Fatti, accadimenti, intrecci di storia incancellabili, da comprendere e sui quali riflettere poichè pongono meditazioni utili a scelte per un futuro di tutti. Ognuno di noi giura su qualcosa di significativo ed importante, come impegno morale e monito alla coscienza, i regnanti  fedeltà ai loro popoli, noi medici sulle proposizioni di  Ippocrate, i governanti sulle costituzioni, i testimoni in processi sulle asserite verità, i militari fedeltà alla patria,  ma i politici no, perché no e su nulla se ci rappresentano ed hanno pure le responsabilità dei nostri destini? Un vento tra le fronde dei cipressi della Chiesa da San Francesco a lambire benevolmente la tomba del “Sommo” Alighieri mi ha riportato reminiscenze liceali  che potrebbero  suggerire loro ed intimare prudenza per il “dopo” a tanti di questi e che vi ripropongo per fare loro accogliere integralmente  un impegno “solenne” ad attraversare quella porta o farcisi traghettare se… dovessero giurare assumendo personali responsabilità…che li impegnano sul poi, come tutti quanti noi. INFERNO Canto III «Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapïenza e 'l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create se non etterne, e io etterno duro. Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".

Geometrie di linee spezzate geometries of broken lines

"Geometrie di linee spezzate" "geometries of broken lines" "geometrías de líneas quebradas" Allorquando un leader divide ed accende animi per amalgamare coscienze può essere considerato uno STATISTA che ravviva fuochi di verità, ma quando accende e divide animi e straccia coscienze per rincorrere interessi di parte allora li spegne e rende buio il viaggio alla sua gente Geometrie di linee spezzate
linee spezzate come le geometrie nelle carambole della vita  ogni volta che muoviamo dei passi incontriamo percorsi diversi, li affrontiamo con i valori, i principi, le opportunità che la nostra qualità e capacità di uomini riesce ad esprimere, ma i percorsi restano segmentati, spezzati ed a volte non, ma restano ciò che sono. La nostra intelligenza deve esprimere le capacità di sapere riconoscerne le misure, adeguarsi ad esse e superarle senza pericoli, se i timori del dopo sono ragionevolmente conosciuti ed accettati.                                                             tulliovaleriomazzza.blogspot.com              WWW.IMMAGINIENONSOLOPAROLE.IT
Geometrie di linee spezzate[ geometrie ]  linee geometrie di linee spezzate géométries de lignes brisées                                                    geometries of broken lines geometrías de líneas quebradas                                                            linee spezzate come le geometrie nelle carambole della vita                                                                        tulliovaleriomazzza.blogspot.com                 WWW.IMMAGINIENONSOLOPAROLE.IT
Geometrie di linee spezzate
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