1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus

1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus

1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus

www.immaginienonsoloparole.it   tullio valerio mazza 1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus 1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus Culture is a drug without contraindications tullio valerio mazza Rimini - 1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus                                                www.immaginienonsoloparole.it Ciclismo:  una lunga corsa per aiutare gli altri CARI AMICI AMBASCIATORI DI VITA DELLE DUE RUOTE A PEDALI MECENATI D’ALTRUISMO VOI OGGI NON SIETE SOLO VINCITORI, MA VINCENTI.  1000 CHILOMETRI IN SELLA DALLA ROMAGNA ALLA CALABRIA PER LA FONDAZIONE SIU UROLOGIA ONLUS PER LA RICERCA DEL CONSEGUIMENTO MORTALITA’ ZERO DEL CANCRO DEL TESTICOLO IN ETA’ GIOVANILE. Quando il ciclismo alla tv era in bianco e nero, ricordo una parodia che indicava nella dichiarazione alla stampa di un ipotetico vincitore di gara che con “mamma sono arrivato uno” e manina agitante un saluto, come il mondo delle due ruote a pedale fosse scarsamente considerato nell’immaginario collettivo e per tale rappresentato, una specie di qualcosa di meno di altri. Come se la fatica ed il sudore, unici prodotti di quelle pedalate fossero pure una negazione ad una sufficiente rappresentazione della cultura trasmessa ed identificata nella figura del ciclista, quasi fosse solo un anonimo pedalatore senz’anima, lasciando ad altre figure il compito di essere paradigmi di futuro e di altro. In seguito sono cambiati con il colore ed i tempi, pure i modi di rappresentare il mondo delle due ruote a pedali. Ragazzi ben educati alle fatiche così pure alla dialettica televisiva e giornalistica, rappresentativi di un mondo che pur cogliendo l’essenza e l’essenziale della sofferenza nella fatica ordinaria del gioco, manifestava con garbo, con gentilezza, con timidezza ancora un poco, quella delicata signorilità di non avere poi nei modi di essere e di fare nulla di meno di alcuna altra disciplina sportiva poiché in quella dichiarazione  “mamma oggi ho vinto, sono arrivato primo”, il vostro adeguato saluto con un sorriso ed ancora stampato sulla guancia il segno del rossetto di una miss nulla così si invidiava ad alcun altro sportivo e sportività. I tempi cambiano, i colori si implementano, i modi di essere e di rappresentarsi pure,  i ciclisti si adeguano e corrono avanti, senza lesinare fatica ora impongono il ritmo agli altri, anzi ora spesso lo determinano, educati, brillanti nelle disamine tecniche e nel sostenere dibattiti e confronti. Nel proporre azioni sociali adatte e consone alla modernità di tempi che scorrono come l’asfalto di strade che restano con i soli segni di ruote che lo accarezzano. Spettacolo bello, anzi molto bello, in sella e non, significativo di valori che cambiano in fretta, in meglio e con merito. Poi d’improvviso su queste strade palcoscenico della vita irrompono dei ciclisti di ogni tempo, genitori, nonni, fratelli, persone comuni con un cuore allenato alle difficoltà del vivere, alle sofferenze che genera la strada, che produce il lavoro, che induce il rincorrere un tempo ad afferrare qualcosa per guadagnarsi un pane od un futuro. Persone sulla strada della vita che generano solidarietà, dispensano amore per un prossimo che non conoscono ma sanno che esiste, questi AMBASCIATORI DI VITA DELLE DUE RUOTE A PEDALI MECENATI D’ALTRUISMO sono eroi moderni  che conoscono e sanno di come e di quanto e di cosa sia di companatico al vivere così che sotto al loro traguardo recitano meritatamente felici “oggi siamo arrivati per primi” e tutto un mondo li applaude e li ama. Appunto PER PRIMI a modulare un messaggio positivo e possibile di vita per tutti. Da “sono arrivato uno”, poi “sono arrivato primo” a “siamo arrivati per primi” avete inaugurato una stagione nuova per essere UOMINI, sempre in fuga e davanti, anzi avanti. Non ho titoli né medaglie per iscrivervi a primati, ma parole per raccontarvi ciò che penso di voi sì, queste: CARI AMICI AMBASCIATORI DI VITA DELLE DUE RUOTE A PEDALI MECENATI D’ALTRUISMO VOI OGGI NON SIETE SOLO VINCITORI, MA VINCENTI, voi siete e sarete dei vincenti a vita, per tutti e per sempre. Con voi oggi il ciclismo va oltre la vittoria, la rappresenta per come voi la interpretate ed identificate per e con il vostro impegno di solidarietà, di carità impersonandola pure per tutti  gli altri. Grandi, grandissimi anzi immensi giganti.  GRAZIE.                                                                                                               tullio valerio mazza                           www.immaginiemomsoloparole.it QUEL TACER CHE NON FU BELLO  Il Sommo poeta dice che “del bel tacer non fu mai scritto” , vi parlerò invece DI QUEL TACER CHE NON FU BELLO. Attendevo trepidante l’arrivo del GIRO D’ITALIA a Praja a Mare e dei miei EROI  portatori di valori assoluti di solidarietà, carità, mecenatismo, verso chi soffre, dopo avere percorsi 1000 chilometri di sacrifici, che per accordi pattuiti dovessero ricevere un applauso ed una parola di affettuoso ringraziamento attraverso i potentissimi mezzi della RAI. Pochi secondi di gloria terrena che potevano valere l’eternità per altri meno fortunati. Sono rimasto in trepidante attesa a lungo di fronte a quello schermo, invano ho cercato ragioni, considerazioni a QUEL TACER CHE NON FU BELLO verso una iniziativa UMANA della Fondazione SIU Urologia Onlus che con tale iniziativa e con la ricerca scientifica ha l’intento di azzerare il numero dei giovani che periscono per il cancro al testicolo nel nostro paese. Non una parola, non un accenno, alle pur pattuite ragioni di questi moderni eroi delle due ruote a pedali, meritevoli oltre ogni misura di visibilità, interesse, disponibilità, anzi una retromarcia con diniego da parte di gente generosamente “incompleta” nella sensibilità del vivere, mi sono ripetutamente chiesto del perché DI QUEL TACER CHE NON FU BELLO, ancora oggi  come l’altro ieri in meditativa attesa che qualcuno mi illumini…la mente e rassereni la coscienza. tullio valerio mazza www.immaginienonsoloparole.it Solidarietà, carità, mecenatismo, intorno a tali atteggiamenti umani ruotano innumerevoli comportamenti e precetti laici e religiosi, per la vita di tutti. Avevamo tante cose in più che oggi non ritroviamo ma ora abbiamo tanto di più che ieri non conoscevamo, questa una delle ragioni per la quale guardando al passato con attenzione, benevolenza e simpatia, possiamo trarre confronti importanti per il destino di ognuno. Saremo per ciò che siamo stati, siamo stati per come ci vediamo attualmente e per come siamo riusciti a disseminare di vita vissuta i nostri percorsi. Siamo benevoli con le capacità espresse ma corretti, adeguati, misurati, onesti, imparziali, disponibili a comprendere anche  altre ragioni, separando accuratamente la buona semente dal resto,  nel valutare il bene ed i difetti del nostro agire, questa la chiave che apre il futuro migliore per tutti, la ragionevolezza della ragione comune. La sapienza di scegliere il giusto pensando al plurale. Cosa e quale ragione spinge persone attempate e benestanti, di un diversificato passato importante e di settori differenti, a sacrificare loro stessi, il proprio tempo disseminato di fatica, a cimentarsi con sudore ed impegni economici individuali, destinati ad un bene per altri, impegnati per fine altruistico che non li riguarda direttamente ma ne sfiora soltanto il fluire? Quale l’interesse che spinge ad affrontare l’ignoto di un futuro di sacrifici e fisiche sofferenze, potendo comodamente altrimenti donare una diversa moneta a colmare altra ragione od opportunità, cosa spinge coloro verso un bene per altri? Ho conosciuto e praticato la solidarietà di un dare disinteressato, la carità che è un dare a qualcuno che chiede, ma il mecenatismo, quell’atteggiamento che favorisce altrui capacità ed opportunità, senza chiedere nulla in cambio, solo per il piacere di condividere una ragione, una opportunità, che rappresenta la possibilità di colmare bisogni per tutti e per altri, mi fanno apprezzare ed amare maggiormente la loro “cavalcata”, la loro missione di vita per altri. Avevo in animo di trovare parole adatte per congratularmi alla loro partenza da Poggio Torriana, questa mattina, parole alle quali ho pensato intensamente in questi ultimi giorni di preparativi e non ne ho trovate di adatte, di sublimi tali da rendere omaggio ad ognuno di loro MECENATI DI CARITA’ E SOLIDARIETA’, CORAGGIOSI AMBASCIATORI DI UN BENE PER TUTTI. Solo una, per ora e dal profondo del cuore: GRAZIE. Sulla strada, lontano dai pericoli della strada. Questa la filosofia di vita pratica che abbiamo scelto e pattuito con tutti gli autorevoli dirigenti di società ciclistiche romagnole alcuni decenni orsono, per alimentare e diffondere la cultura delle due ruote alle giovani generazioni che si sono succedute nel tempo ed avvicendate dentro e fuori, nelle diverse gloriose casacche di colori che hanno portato su tutti i percorsi ed ogni tempo i “nostri” ragazzi. Sono oggi, particolarmente orgoglioso e felice di proporre ed esternare a voi tutti  una tale filosofia etica di vita “sulla strada, lontano dai pericoli della strada” che ha disseminato di valori positivi e propositivi le vite di molte persone, giovani atleti allora, che diventati genitori hanno recepito e riproposto ad altri i valori intrinseci che questa allegoria ha rappresentato per ognuno di noi e se permettete ne sono onorato e fiero. Sono diventati UOMINI con valori di rispetto per le regole, per i meriti, per le qualità, riconoscendo quelle proprie e di altri. In questo clima e circondato da dirigenti sportivi autorevoli ed umanissimi, abbiamo fatto strada insieme, con caparbietà, con tutti i sacrifici che questo sport delle due ruote a pedali insegna e propone, rende visibile e tangibile ad ognuno di noi. Questo clima e tale filosofia ha generato la possibilità, la concreta e fattiva collaborante generosità tra UOMINI di percorsi di vita  differenti quali mondo del lavoro manuale, intellettuale, scientifico, tecnico, culturale, accademico, sportivo, che INSIEME COLLABORANO per la prima volta, con l’intento di conseguire un risultato straordinario: quello di portare a MORTALITA’ ZERO IL CANCRO DEL TESTICOLO IN ETA’ GIOVANILE NEL NOSTRO PAESE. 1000 chilometri in sella per mortalità zero. Il ciclismo, i ciclisti, gli UOMINI sulla strada, lontano dai pericoli della strada, si battono ancora una volta per tagliare per primi un traguardo, quello della solidarietà verso chi soffre, loro pure pedalando e soffrendo, trasformando il loro sudore in moneta preziosa per lo studio e la ricerca di altri. Un impegno solenne ed un patto tra gentiluomini, con un fine nobile, siatene certi, vi assicuro che LORO ci riusciranno, passeranno a braccia levate sotto il traguardo che premia il loro gesto solidale e propositivo di umanissima generosità. Meritano la nostra attenzione e fattiva collaborazione poiché saranno sì un gruppo  “soli al comando” in sella dalla Romagna alla Calabria ma mai soli lungo il percorso ed  all’arrivo !!! e pure dopo nel tempo a venire. tullio valerio mazza  www.immaginienonsoloparole.it Dalla Romagna alla Calabria in bicicletta per una pedalata da stakanovisti ed al tempo stesso per una finalità benefica e come premio finale la passerella sotto lo striscione d’arrivo della quarta tappa del Giro d’Italia, Catanzaro – Praia a Mare di martedì 10 maggio. Ad impegnarsi in questa avventura otto arditi ciclisti di Rimini e dintorni, Cesenatico e Cervia, che prenderanno il via martedì 3 maggio da Poggio Torriana e arriveranno lunedì  9 a La Bruca (Scalea), dopo sette tappe, per complessivi 941,12 chilometri, mentre il giorno dopo sfileranno  lungo il viale d’arrivo di Praia a Mare per ricevere gli applausi per la meritata conclusione della loro impresa.  L’obiettivo non è solo quello di pedalare insieme bensì di fare conoscere alle persone il progetto promosso dalla Fondazione SIU Urologia Onlus per l’azzeramento della mortalità causata dal tumore al testicolo che colpisce prevalentemente i giovani fra i 25 e i 35 anni.  In Italia di casi ce ne sono ogni anno più di 2000 ed un centinaio purtroppo non sopravvivono.  Ogni iniziativa per raccogliere fondi in favore della Fondazione è utile per aiutare chi ha bisogno. Anzi, durante le tappe,  verranno distribuiti migliaia di opuscoli informativi. L’idea di promuovere questo evento e diventare  ambasciatori della Onlus presieduta dal professor Andrea Tubaro è nata qualche anno fa:  c’è voluto un po’ di tempo per realizzarla, però oggi è diventata realtà. Il promotore è stato Luciano Pesaresi che ha messo insieme un drappello di sempre giovani appassionati del pedale, tutti con un passato ciclistico, anche nel mondo dei professionisti, che hanno aderito con entusiasmo. I componenti sono: Franco Bassani, Pasquale Brighi, Giovanni Berlati, Domenico Muccioli, Secondo Pari, Alberto Fabbri, Leonardo Morelli e appunto Luciano Pesaresi. L’accompagnatore e angelo custode è Palmiro Belletti. Tutti quanti hanno una età superiore ai 70 anni,  però con uno spirito da ventenni, quello che ci vuole per affrontare quest’ impegno, il primo in assoluto in Italia,  sotto il profilo sportivo e sociale, che vede la Romagna in prima fila. Ecco le sette tappe: 3 maggio, prima tappa, Poggio Torriana – Porto Recanati di km 140,73; 4 maggio, seconda tappa, Porto Recanati – Villa Vomano di km 117,70; 5 maggio, terza tappa, Villa Vomano – Campo di Giove di km 153,96; 6 maggio, quarta tappa, Campo di Giove – Isernia di km 149,03; 7 maggio, quinta tappa, Isernia – Aiello di Sabato (Avellino) di km 126,10; 8 maggio, sesta tappa, Aiello di Sabato – Marina di Ascea di km 129,20; 9 maggio, settima tappa, Marina di Ascea -La Bruca (Scalea) di km 124,40. Totale km 941,12. Questo percorso è  irto di ostacoli, nel senso di salite: il tappone da Campo di Giove a Isernia né comprende ben sei e con la cima Coppi ai 1397 metri di Gioia del Marsi.  “Tutti si sono sottoposti alle visite mediche di rito e sono abilitati. Inoltre ogni giorno verranno effettuati controlli su parametri fisiologici quali pressione arteriosa, frequenze cardiache, spesa energetica, mediante strumentazioni di uso comune“,  ha spiegato il medico sportivo dottor Tullio Valerio Mazza, domenica 10 aprile in una convention speciale per la presentazione delle divise, maglie e pantaloncini, con grande risalto al marchio della Fondazione SIU Urologia Onlus.  Tutto dunque è pronto per questa avventura che vedrà pedalare i nostri benemeriti con una media giornaliera di circa 140 chilometri. Ogni giorno le informazioni saranno pubblicate sulla pagina facebook “Dalla Romagna alla Calabria - Fondazione SIU Urologia Onlus”.   www.immaginienonsoloparole.it Bruno Achilli tullio valerio mazza  PROFF. Andrea Tubaro  www.immaginienonsoloparole.it                                1000 chilometri in sella per mortalità zero Fondazione SIU Urologia Onlus